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Resoconto sull’Iniziativa sul Sahara Occidentale: “Il popolo Saharawi verso l’auto-determinazione”;
martedě 11 dicembre 2007
Roma “La Villetta”, 5 luglio 2007

L’iniziativa a “La Villetta”, Roma, sede dell’associazione di amicizia Italia - Cuba e storica sezione del PCI prima e di Rifondazione Comunista
poi, ha costituito l’esordio di un percorso politico di riflessione ed approfondimento su alcuni temi-chiave dell’attuale panorama di fase
internazionale.

Si è inteso cioè iniziare con un confronto sulla questione del Sahara occidentale un percorso di iniziative che proverà a interrogarsi nei vari
appuntamenti previsti anche su Cuba, sul Venezuela e l’attuale esperienza latino-americana, passando per il Medioriente e la questione
israelo-palestinese.

A prendere l’iniziativa della convocazione di questo e degli ulteriori appuntamenti previsti è il CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione per la
Democrazia), il cui presidente, Fabio Marcelli, giurista internazionale nonché portavoce dei Giuristi Democratici, ha introdotto la discussione sul Sahara occidentale.

Si è trattato di un confronto a più voci sullo sfondo di due testimonianzepreziose: la prima, quella del magistrato Nicola Quatrano, portavoce
dell’Ossin (Osservatorio Internazionale per il Sahara Occidentale), di rientro da una serie di missioni di monitoraggio dei diritti umani nei
territori Saharawi, e quella di Gianluca Belei, fotoreporter ed autore della mostra fotografica che ha fatto da cornice al dibattito.

I contenuti della discussione sono stati istruiti dalle considerazioni svolte in apertura da Omar Mih, responsabile del Fronte Polisario in Italia, e da Yassin, portavoce della Comunità Marocchina in Italia, i cui contributi hanno aiutato soprattutto a mettere a fuoco la complessità del problema e la divergenza non solo dei punti di vista politici ma soprattutto delle percezioni soggettive ed emotive che la questione del Sahara occidentale è in grado di scatenare.

L’utilità dell’iniziativa è consistita esattamente in questo: nel tentativo di approfondire la complessità di una questione che sembra essere sfuggente, relegata alla riflessione di un circuito intellettuale e politico estremamente ristretto, per quanto di grande importanza ed attualità, e, ancora più indietro, nell’esercizio di sensibilizzazione che anche in questa occasione è stato compiuto, sulla lotta di auto determinazione del popolo Saharawi.

Anche gli altri interventi hanno provato a focalizzare la questione cruciale del conflitto e delle sue ipotesi di soluzione (il referendum per l’auto-determinazione dei territori del Sahara occidentale, a norma della risoluzione 1495 (2003) del Consiglio di Sicurezza, supervisionato dalla MINURSO, la Missione di interposizione ONU per il referendum nel Sahara occidentale).

In particolare, il contributo offerto da Marisa Rodano, presidentessa dell’Associazione Nazionale di Solidarietà con il popolo Saharawi, ha ricordato le motivazioni storiche del conflitto e l’infondatezza della pretesa sovranità marocchina, nonché la conflittualità geopolitica scatenata dallo sfruttamento delle risorse del territorio del Sahara (che ospita la più grande miniera di fosfati a cielo aperto dell’Africa ed è bagnato da un tratto di mare tra i più pescosi della regione).

Infine, il contributo di chi scrive ha inteso ricordare l’urgenza dell’attivazione di una mobilitazione popolare in solidarietà alla causa di auto-determinazione Saharawi, ricordando in tal  senso l’attenzione profusa da Rifondazione Comunista (ad esempio nell’occasione dell’audizione
parlamentare di H. Haidar e del successivo incontro con O. Mih alla direzione del Partito, il 2 aprile) e le esperienze di mobilitazione su
scala territoriale (la rete di solidarietà a Bologna piuttosto che il comitato cittadino a Napoli), sulla base dei punti fermi della decolonizzazione del Sahara occidentale e dell’auto-determinazione del popolo Saharawi, a norma delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e
dell’Assemblea Generale (di cui si è offerto un excursus).

Ricco il dibattito che ne è seguito ed emozionante la seconda parte della rassegna, con la messa in scena di un monologo teatrale e la proiezione di un video sulle condizioni nei campi profughi di Tindouf e, infine, la cena
sociale “tipica”.


Gianmarco Pisa



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