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7-00098 Mantovani: sull'adesione dell'Italia alla Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie. (Discussione e rinvio). Commissione Affari esteri 18 luglio 2007 Interventi degli on.li Mercedes Lourdes Frias, Ramon Mantovani e del sottosegretario agli Affari esteri Mercedes Lourdes FRIAS (RC-SE), cofirmataria della risoluzione in titolo, ne illustra il contenuto segnalando che essa mira ad ottenere una tempestiva adesione dell'Italia alla Convenzione che riguarda non generici migranti, ma lavoratori che si offrono come manodopera per mercati ed economie che ne hanno bisogno. Poiché si tratta di persone vulnerabili, spesso private dei più fondamentali diritti, occorre potere disporre di un'efficace strumento giuridico internazionale che ne tuteli la condizione. Richiamando la «doppia assenza» dei lavoratori migranti, che hanno abbandonato i Paesi di origine ma non arrivano mai ad avere una vera cittadinanza nei Paesi di destinazione, sottolinea che l'analisi che correntemente si fa del fenomeno enfatizza le questioni che riguardano i Paesi di destinazione, poco soffermandosi sulle cosiddette cause espulsive. Ricorda che in Italia il 6 per cento del PIL deriva dal prodotto dei lavoratori stranieri, che rappresentano il 5 per cento della popolazione, pagano le tasse ma non ricevono adeguata restituzione in termini di servizi o accesso ai diritti sociali. Sottolinea poi che occorre richiamare i Paesi d'origine alla necessità di contrastare le uscite, con particolare riferimento ai migranti irregolari. Auspica infine la celere adesione e ratifica della Convenzione anche al fine di collocare l'Italia tra i Paesi all'avanguardia per il riconoscimento dei diritti umani fondamentali ad ogni individuo, al di là dello status giuridico di ognuno. Il sottosegretario Vittorio CRAXI osserva che la risoluzione in titolo riguarda una questione centrale, su cui occorre svolgere una riflessione approfondita. Ricorda che la Convenzione costituisce il VII Patto internazionale sui diritti umani, che, a differenza degli altri, è stato siglato da un numero esiguo di Paesi i quali, tra l'altro, non sono destinatari di flussi migratori consistenti. Il tema trattato dalla Convenzione è al centro del dibattito di questi anni, soprattutto in relazione all'insorgere di preoccupanti fenomeni di sfruttamento. Per tali ragioni, l'Italia è attiva sia a livello nazionale che internazionale per porvi rimedio. Richiama l'impegno del Ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, circa l'approccio del nostro Paese su tale materia, fondato sul contrasto agli aspetti di sfruttamento e alla definizione di misure per promuovere l'integrazione e garantire la piena tutela sul piano dei diritti e delle libertà fondamentali. Osserva che la ratifica della Convenzione in titolo, che prospetta un ampio ventaglio di strumenti di tutela, è da ponderare con attenzione tenendo conto che gli altri Paesi dell'Unione europea non l'hanno siglata anche per il fatto che essa garantisce sia i lavoratori migranti regolari che irregolari, con la conseguenza di incentivare il fenomeno dell'immigrazione clandestina. Inoltre, la materia costituisce oggetto di disciplina a livello comunitario e non è opportuno che gli Stati membri uti singuli addivengano ad accordi eventualmente in contrasto con il diritto comunitario. Alla luce di tali considerazioni, sottolinea l'opportunità di verificare la compatibilità comunitaria della Convenzione d'intesa con gli altri Paesi europei. Rileva che ogni Stato europeo attua una politica in materia di immigrazione che, incidendo sugli altri Paesi, costituisce oggetto di una responsabilità comune. In conclusione, per ragioni di coerenza, il tema della Convenzione deve essere trattato tenendo conto della normativa in vigore e della posizione tenuta dagli altri interlocutori europei, che non hanno mancato, come nel caso della Spagna e della Francia, di esprimere rilievi di tipo politico e giuridico sulla Convenzione stessa. Sottolinea che l'azione dell'Italia seguirà un doppio binario, per cui sul piano interno la materia sarà affrontata con i prossimi provvedimenti in materia di immigrazione e sul piano internazionale si promuoverà una riflessione congiunta da parte degli Stati membri dell'Unione europea. Infine, avanza una proposta di riformulazione della parte dispositiva della risoluzione nel senso di impegnare il Governo a promuovere assieme agli Stati membri dell'Unione europea un approfondimento della riflessione già avviata sulla possibilità di aderire alla Convenzione, nel pieno rispetto del diritto comunitario. Ramon MANTOVANI (RC-SE) esprime, anche a nome del suo gruppo, rammarico per la criticabile posizione riferita dal rappresentante del Governo, che fa ben comprendere le ragioni della mancata adesione dell'Italia ad una convenzione adottata dalle Nazioni Unite nel 1990. Sottolinea di non concordare sui termini con i quali è stata inquadrata la questione, considerato che i diritti sono riconosciuti a tutti gli individui e che il diritto umanitario prevale sempre di fronte a fonti normative di altro tipo dalla cui applicazione potrebbe derivare un effetto di discriminazione o di violazione. Osserva comunque che la previsione che il Governo assuma nel prossimo futuro iniziative legislative sulla materia induce a considerare l'opportunità di sospendere temporaneamente ogni presa di posizione sulla risoluzione in titolo e di procedere ad approfondimenti istruttori che riguardino le attività poste in essere dal Ministero della solidarietà sociale, dal Ministero dell'interno o da altri enti anche al di fuori della compagine governativa. Alla luce di tali considerazioni, auspica che il rappresentante del Governo voglia riconsiderare la proposta di riformulazione della parte dispositiva della risoluzione in vista dello svolgimento di ulteriori approfondimenti da parte della Commissione. Il sottosegretario Vittorio CRAXI segnala l'opportunità che la Commissione svolga in tale ottica anche audizioni di rappresentanti dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro. Il sottosegretario Vittorio CRAXI, richiamando il terzo punto della premessa della risoluzione, considera positiva l'assunzione di un impegno a livello europeo sul tema dei lavoratori migranti, da porre nel quadro delle iniziative del Governo in tema di immigrazione. Sottolineando la piena condivisione del Governo sui principi che ispirano la Convenzione, ricorda che l'Italia è vincolata sul piano giuridico nei confronti degli altri Paesi europei. Auspicando che il confronto sulla risoluzione possa proseguire sulla base di un quadro più approfondito ed avanzato, ritiene che la proposta di riformulazione precedentemente avanzata potrà essere pertanto ulteriormente approfondita. Umberto RANIERI, presidente, nel richiamare gli elementi emersi nel corso del dibattito, sottolinea che la risoluzione in titolo riguarda un tema che potrà essere oggetto di approfondimento anche in occasione di audizioni di rappresentanti di istituzioni nazionali ed internazionali specializzate sulla materia che potranno essere definite in sede di Ufficio di presidenza. Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito della discussione ad altra seduta. Testo della Risoluzione 7.00098 del 21 dicembre 2007 La III Commissione, premesso che: il 18 dicembre 1990 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei Membri delle loro Famiglie, allo scopo di integrare la normativa esistente promossa dalle Convenzioni OIL n. 97 del 1949 e n. 143 del 1975; la Convenzione, entrata in vigore a livello internazionale il 1o luglio 2003, non è ancora stata firmata e ratificata dall'Italia; in Italia la lentezza del processo relativo alla Convenzione riflette l'inadeguatezza della legislazione vigente in materia di immigrazione, con particolare riguardo al rapporto tra fenomeni migratori e lavoro; la Convenzione, considerando il problema delle migrazioni internazionali in tutta la loro complessità, rappresenta un importante strumento giuridico teso a prevenire lo sfruttamento dei lavoratori migranti, stabilendo degli standard minimi, universalmente accettati e riconosciuti per la protezione dei loro diritti; importanti campagne a sostegno della ratifica della Convenzione sono state promosse negli ultimi anni in Italia da associazioni laiche e cattoliche, da sindacati e da forze politiche, impegna il Governo ad aderire immediatamente alla Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei Membri delle loro Famiglie. (7-00098) «Mantovani, Frias, Khalil, Mascia, Franco Russo, Siniscalchi». |