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Saharawi. La Camera riconosce il Fronte Polisario
martedì 11 dicembre 2007
Camera dei Deputati, 12 luglio 07

L'Aula della Camera ha approvato una mozione che riconosce lo status diplomatico della rappresentanza Saharawi in Italia.Secondo Ramon Mantovani il riconoscimento al Fronte polisario rappresenta il «primo passo verso una soluzione pacifica e condivisa del dramma che sta vivendo da trent'anni il popolo Saharawi». «Sosteniamo queste mozioni - ha spiegato - perchè in linea con quanto stabilito dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e perchè funzionali ad un esito positivo del dialogo tra le parti. Fu fatto anche per i rappresentanti dell'Olp - ha ricordato Mantovani - proprio mentre il governo israeliano indicava come terrorista l'organizzazione guidata da Arafat. Quel passaggio risultò fondamentale per il riconoscimento successivo dello Stato della Palestina. Riconoscere alla rappresentanza italiana del popolo Saharawi lo status diplomatico - ha concluso l'esponente di Rifondazione - è un atto di giustizia e di riconoscimento anche per l'enorme lavoro che svolge, nel nostro Paese, a favore dei profughi e dei bambini in fuga dalle persecuzioni. Restituiamo speranza ad un popolo martoriato».

Seguito della discussione delle mozioni
Leoni ed altri n. 1-00159 (Nuova formulazione)
e Fabris ed altri n. 1-00203
sulle iniziative in favore del popolo saharawi

Aula 12 luglio 2007

Parere del Governo

UGO INTINI, Viceministro degli affari esteri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'avvio dei negoziati tra il Marocco e il Polisario, sotto gli auspici delle Nazioni Unite costituisce un dato estremamente positivo. L'intera comunità internazionale ha infatti salutato con grande favore il fatto che le due parti si siano finalmente sedute intorno ad un tavolo (a New York) ed abbiano cominciato a parlarsi affrontando i temi di fondo, esattamente come auspicato dalla risoluzione n. 1754 del 30 aprile 2007. Nella prima tornata negoziale si sono evitate le schermaglie procedurali che avrebbero potuto essere usate come pretesto laddove una delle parti avesse desiderato far naufragare il processo. Questo atteggiamento di entrambe le parti lascia ben sperare.
Si tratta di un processo delicato cui l'intera comunità internazionale guarda con il fiato sospeso nella consapevolezza che, in questa fase, il confine tra il successo e l'insuccesso è sottilissimo. Dopo il primo incontro, il secondo avverrà, sempre alle Nazione Unite a New York, il 10 agosto.
La nostra convinzione e quella di tutti i partner che hanno a cuore il successo del processo negoziale è che occorra creare, per così dire, intorno al negoziato una sorta di serra che consenta alla «pianticella» dell'accordo di crescere al riparo di interferenze esterne e intemperie.
In questa logica si sono collocate recentemente - e saggiamente, a mio parere - prese di posizione dalla destra, dalla sinistra e dal centro come, ad esempio, le risoluzioni dell'internazionale socialista, del partito popolare europeo e del Parlamento spagnolo (che ha votato all'unanimità).
Una cosa è chiara: la soluzione al problema del Sahara occidentale va cercata nel quadro del processo negoziale in corso e spetta alle parti trovare le risorse di intelligenza politica, apertura e disponibilità a studiare soluzioni condivise che possano portare al successo. L'Italia si è sempre fortemente impegnata per facilitare la ripresa dei negoziati diretti tra Marocco e Polisario, negoziati senza precondizione che si proponessero di giungere ad una soluzione condivisa e definitiva.
Ora che i negoziati sono stati avviati, in un'atmosfera costruttiva, il Governo intende seguirli con interesse, partecipazione e prudenza. Inappropriato sarebbe, ad esempio, il riconoscimento diplomatico del Polisario. Proprio perché ha estremamente a cuore la sorte del processo negoziale il Governo italiano, così come i Governi dei nostri partner, preferisce astenersi in questa delicatissima fase da iniziative pubbliche che esprimano posizioni nette, tali da rendere meno efficaci gli sforzi di mediazione che, per essere appunto efficaci, devono essere accolti da entrambe le parti in un clima psicologico favorevole. Per queste ragioni, il Governo comprende lo spirito del dibattito che sino a questo momento si è svolto, condivide a pieno l'auspicio che viene individuata, quanto prima, una soluzione alla questione del Sahara occidentale, ma ritiene di non dover entrare nel merito con iniziative unilaterali. Ritiene che un accoglimento delle mozioni (ed in particolare della mozione Leoni ed altri) non aiuterebbe il processo negoziale. Si rimette pertanto all'Assemblea.
Vorrei aggiungere che abbiamo fatto molto (con riservatezza) e altro faremo per trovare una soluzione. Tutte le parti interessate lo sanno e ce ne danno atto. Abbiamo con sincerità e passione esposto le ragioni politiche generali che impongono un accordo e che riguardano l'interesse di tutti, anche il nostro interesse nazionale. L'Europa - in particolare la parte meridionale del continente e, ancora più in particolare, l'Italia - ha bisogno di un partenariato speciale con l'Africa del nord. Le due sponde debbono trasformare il Mediterraneo in un mare di pace e di sviluppo economico. L'Europa tratta come un'entità politica, come Unione europea, e vorrebbe trovare un Maghreb altrettanto unito, che segua la strada indicata decenni fa dall'Unione europea. Invece, trova il confine tra Algeria e Marocco, due Paesi entrambi amici, chiuso a causa della controversia sul Sahara occidentale. Questo è un fatto semplicemente anacronistico. L'immigrazione clandestina richiede e sviluppa una cooperazione sempre più stretta tra Europa e nord Africa, che è chiamato ad operare come filtro e freno per l'emigrazione dall'Africa subsahariana e anche ad essere, con l'aiuto dell'Europa, un fattore di progresso economico per l'Africa subsahariana. Tutto ciò richiede cooperazione anche ed innanzitutto tra gli Stati del Maghreb. Il terrorismo è nemico comune dell'Europa, dell'Algeria, del Marocco. È di ieri l'orribile attentato in Algeria; è stato appena dichiarato lo Stato di massima allerta in Marocco, ma il terrorismo si nutre di conflitti irrisolti, di aree incontrollate di ingiustizie e tensioni. Algeria, Marocco e l'Europa debbono lavorare insieme contro il terrorismo, il fondamentalismo, l'estremismo e le loro cause. Tra di esse vi è il sottosviluppo. Possono Marocco e Algeria lavorare insieme con la massima efficacia senza che sia risolto il problema del Sahara? No, il problema va risolto. Consentitemi, onorevoli colleghi, di chiudere con una nota di speranza. L'enormità del pericolo e della sfida rende oggi la comunità internazionale più determinata ed attenta. Proprio la consapevolezza di avere un nemico comune potrebbe oggi avvicinare Algeria e Marocco, Polisario e Marocco. Con il terrorismo c'è stato un salto di qualità; le spine irritative che acutizzano il pericolo debbono essere rimosse. Anche per questo, forse può finalmente diventare risolutiva oggi la spinta a risolvere il problema del Sahara, con il rispetto delle ragioni di tutti e anche di una popolazione, quella saharui, che ha tanto sofferto.
In conclusione, per riassumere, apprezzo la prudenza della mozione Fabris, Cioffi ed altri, apprezzo lo spirito, la passione e lo spessore degli interventi e dei dibattiti che si sono avuti su questi temi e che si sono svolti su linee bipartizan, spesso trasversali all'interno degli stessi partiti politici. Sarebbe meglio che tutto si concluda senza arrivare a votare. Se votazioni vi saranno, mi rimetto all'Assemblea.

Dichiarazione di voto

RAMON MANTOVANI - Signor Presidente, sarò breve. Non è vero, onorevole Rivolta, che la mozione in esame sbilancia la posizione del Governo italiano e non è utile a favorire il dialogo e l'eventuale compromesso nei negoziati in corso. Non è vero perché il testo della mozione non sostiene quanto lei ha affermato. Si afferma che non si riconosce al Marocco la sovranità su quella che, onorevole Rivolta, per le Nazioni unite non si tratta di una regione amministrata dal Marocco, ma è un territorio occupato, e per alcuni Stati, è un territorio conteso. Pochi sono gli Stati al mondo che riconoscono la sovranità del Marocco su quei territori, che sono stati occupati con un'iniziativa militare.
Si scrive nella mozione di aspettare il pronunciamento tramite referendum«, cioè fino a quando non sarà data attuazione alle risoluzioni delle Nazioni unite. Pertanto, ciò che lei ha detto, mi dispiace, non è vero. La mozione in esame serve a favorire il dialogo, il negoziato ed una soluzione condivisa. La nostra mozione recita: »mettere in pratica ogni iniziativa per giungere ad una soluzione condivisa". Vi è un conflitto che, attualmente, non è stato eliminato. Esiste una tregua, ma di tregua si tratta. Quando vi è una tregua e per vent'anni non si dà applicazione alla risoluzione delle Nazioni unite c'è rischio che il conflitto riprenda, anche in forme più cruente del passato.
È questo il senso dell'intervento della mozione presentata, anche per ciò che attiene lo status diplomatico dei rappresentanti del fronte Polisario. In questa sede qualche collega - non so se trascinato dall'enfasi - ha detto che con questa mozione ci apprestiamo a riconoscere la Repubblica saharawi democratica. Non è così, onorevole Crema, e mi dispiace, onorevole De Zulueta, ma non mi aspettavo dai Verdi una posizione simile. È la prima volta, nella storia del Parlamento, che sento i Verdi prendere una simile posizione. Ha fatto un paragone completamente sbagliato. Quando i rappresentanti dell'OLP hanno avuto lo status diplomatico nel nostro Paese, onorevole De Zulueta, l'OLP non riconosceva lo Stato di Israele e conduceva la lotta armata nei confronti dello stesso (Applausi di deputati del gruppo Lega Nord Padania). Lo Stato di Israele dava all'OLP il titolo di terroristi. Il riconoscimento dello status diplomatico per quella rappresentanza fu uno dei passi decisivi per favorire il dialogo ed anche un'evoluzione dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina. Pertanto, ciò che lei ha detto è infondato, anzi è proprio il contrario. Vogliamo che ai rappresentanti del Fronte polisario sia riconosciuto lo status diplomatico, cioè che abbiano il trattamento di diplomatici; non si tratta del riconoscimento della Repubblica saharawi democratica, che tuttavia è riconosciuta da settantasei Paesi del mondo, per esempio dal Messico - faccio questo esempio affinché qualche collega, magari di qualche altro gruppo, non abbia il sospetto che vi siano solo alcuni Paesi che riconoscono la Repubblica saharawi democratica - e da tutta l'Unione africana, a cominciare dal Sudafrica. La rappresentanza unitaria del Fronte polisario fa non solo rappresentanza della propria causa, ma organizza ogni anno con centinaia di amministrazioni locali, per esempio, l'accoglimento di centinaia di bambini che non possono stare tutta l'estate nei campi profughi con cinquanta gradi all'ombra ed una condizione di vita insopportabile e invivibile e sono costretti a svolgere questo importante lavoro, che ha anche una valenza umanitaria, possedendo il visto turistico. Credo che facciamo solo un atto di giustizia nel riconoscere alle persone, rappresentanti del Fronte polisario, lo status diplomatico. Infine, basta leggere chi ha firmato la mozione in esame: si va da esponenti del gruppo della Sinistra Democratica, a quelli del gruppo di Alleanza Nazionale, con due Vicepresidenti della Camera. Ci sono firmatari di tutti i gruppi e, probabilmente, in alcuni gruppi soprattutto quelli grandi vi sono opinioni diverse.
Apprezzo moltissimo che il Viceministro si sia rimesso all'Assemblea, perché così dovrebbe fare, molto più spesso, il Governo. Come è stato detto, infatti, il Parlamento è sovrano dal punto di vista costituzionale e, comunque, di fronte ad una mozione che gode, a mio avviso, di un larghissimo consenso e che ha una natura evidentemente e chiaramente bipartisan e trasversale è giusto che il Governo non blindi la sua maggioranza e non faccia valere la sua posizione utilizzando e strumentalizzando, in questo caso, la propria maggioranza. Votare in tali condizioni è uno degli atti migliori, più liberi e più coerenti con il mandato che abbiamo ricevuto come rappresentanti del popolo italiano (Applausi dei deputati del gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Sinistra Democratica. Per il Socialismo Europeo e Comunisti Italiani).

Mozione 1.00159 Carlo Leoni e altri (nuova formulazione)
Sulle iniziative in favore del popolo Saharawi

La Camera,
premesso che:
il protrarsi del conflitto, ormai più che trentennale, nel Sahara occidentale obbliga all'esilio tanti saharawi, mentre la popolazione che vive nei territori occupati dal Regno del Marocco è vittima di inammissibili violazioni dei propri diritti umani;
l'Onu, nel corso degli anni, mediante risoluzioni dell'Assemblea generale e del Consiglio di sicurezza, ha riaffermato più volte il diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi e ha presentato diversi piani di regolamento per la soluzione del conflitto, come il piano di regolamento delle Nazioni Unite, approvato dal Consiglio di Sicurezza con risoluzioni n. 658 del 27 giugno 1990 e n. 690 del 29 aprile 1991, gli accordi di Houston firmati nel settembre 1997 dalle due parti in conflitto e il piano Baker III per l'autodeterminazione del popolo saharawi, elaborato su richiesta del Consiglio di sicurezza e da questo approvato con risoluzione n. 1495 del 31 luglio 2003;
la soluzione della questione del Sahara occidentale non può che avvenire mediante la libera espressione della scelta del popolo saharawi sul proprio avvenire, mediante un libero per l'autodeterminazione, cui la comunità internazionale non può ormai più derogare;
il rappresentante italiano nel Consiglio di sicurezza dell'Onu, nella riunione del 30 aprile 2007, ha espresso voto favorevole sulla risoluzione n. 1754, che invitava le parti ad un negoziato diretto sotto l'egida dell'Onu;
il negoziato in questione ha avuto inizio nel mese di giugno 2007 e proseguirà nel mese di agosto 2007; referendum

impegna il Governo:

a mettere in pratica ogni iniziativa per giungere ad una soluzione condivisa e definitiva del conflitto nel Sahara occidentale, nell'ambito di quanto stabilito dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;
ad adoperarsi affinché abbia termine il dramma umanitario che il popolo saharawi vive da più di trent'anni in violazione dei propri fondamentali diritti umani;
a riconoscere alla rappresentanza in Italia del Fronte polisario lo status diplomatico, come è stato fatto in passato per altri movimenti di liberazione riconosciuti dall'Onu come interlocutori ufficiali in processi di pace;
ad assumere iniziative volte a conseguire la soluzione del conflitto mediante la piena accettazione delle parti del principio del diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi, senza presupporre, in nessun caso, alcun diritto di sovranità del Regno del Marocco sul Sahara occidentale finché non si sia pronunciato, mediante referendum, liberamente e democraticamente il popolo saharawi.
(1-00159)
(Nuova formulazione) «Leoni, Meloni, D'Elia, De Simone, D'Antona, Forlani, Giulietti, Mantovani, Mariani, Motta, Venier, Mellano, Scotto, Giancarlo Giorgetti, Boato, Leoluca Orlando, Burgio».
(10 maggio 2007)



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