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Amato: Per una libertà diversa da quella americana
martedì 11 dicembre 2007
Liberazione, 09 giugno 2007

di Fabio Amato

Oggi sarà in Italia George W Bush, Presidente degli Stati Uniti d'America. Paese al mondo che detiene molti primati, oltre a quello economico. Tutti primati conquistati negli anni del dominio neoliberista. E di guerra al terrore. Dal recente rapporto di Amnesty International si legge: «Cinque anni dopo l'11 settembre - sono emerse nuove prove sul modo in cui l'amministrazione Usa abbia considerato il mondo come un terreno di scontro tra giganti nella sua "guerra al terrore", attraverso sequestri, arresti, detenzioni arbitrarie, torture e trasferimenti di sospetti da una prigione segreta all'altra del pianeta, in un contesto marcato dall'impunità e dalle cosiddette extraordinary rendition. Nulla può esemplificare la globalizzazione delle violazioni dei diritti umani meglio della "guerra al terrore" guidata dagli Usa e il programma di extraordinary rendition, che ha coinvolto governi di paesi lontani tra loro, come Italia e Pakistan, Germania e Kenya». Naturalmente aggiungiamo a tutto ciò Guantanamo e Abu Grahib, il Patriot act e la tortura.

Walter Benjamin, scriveva nel 1941: «La tradizione degli oppressi ci insegna che lo "stato di emergenza" in cui viviamo è la regola». Giorgio Agamben lo definisce stato di eccezione permanente. "Lo stato di eccezione ha anzi assunto oggi il suo massimo dispiegamento planetario. L'aspetto normativo del diritto può essere così impunemente obliterato e contraddetto da una violenza governamentale che, ignorando all'esterno il diritto internazionale e producendo all'interno uno stato di eccezione permanente, pretende tuttavia di stare ancora applicando il diritto».
Gli Stati Uniti sono infatti anche il paese con il maggior numero di persone detenute, quasi un quarto di tutta la popolazione carceraria mondiale, sestuplicata in venti anni. Quelli della Tolleranza zero e della fobia securitaria. Dei due milioni di donne e uomini rinchiusi nelle galere, il 70% appartengono a minoranze etniche. Le carceri sono sempre più un business. Il secondo più grande datore di lavoro degli States è, dopo la General Motors, proprio il sistema carcerario. La California, ad esempio, ha inaugurato negli ultimi 20 anni 21 carceri ed una sola Università. Ad essi vanno aggiunti altri milioni di persone sotto libertà vigilata. Di ottanta al giorno è invece la media dei morti ammazzati da arma da fuoco, 31mila l'anno, 75mila quelli che restano feriti, in un paese dove regna la paura e il principio della giustizia fai da te, con il 41% degli uomini e il 28,5% delle donne che detengono un'arma nella propria abitazione. Un paese ricco ma con le più grandi disuguaglianze sociali. Si approssima ad oltre 36 milioni il numero dei cittadini indigenti. Venti milioni di bambini appartengono a famiglie che vivono sotto la soglia di sussistenza. Aumentano vertiginosamente disuguaglianze sociali e precarietà. La tragedia di New Orleans ha inoltre mostrato al mondo intero la barbarie e l'inumanità di una società votata al trionfo dell'individualismo più becero ed esasperato. Tutto ciò nel paese che spende di più in armi al mondo, il 48% della cifra globale, mentre milioni di suoi cittadini vivono in condizioni di povertà e indigenza. Il patrimonio medio di una famiglia bianca è quindici volte superiore a quello di una di colore. Il paese dove prosperano le più fiorenti narcomafie, che poi reinvestono liberamente nel "mercato". George Bush è colui che mentendo al suo popolo e al mondo intero ha invaso l'Iraq, destabilizzato tutto il medio oriente, riaperto una corsa al riarmo globale. Bush viene in Italia a perorare le cause della santa alleanza per la lotta al terrorismo e per l'esportazione della democrazia, dopo aver sottoscritto un ridicolo e generico impegno al G8 sulla riduzione dei gas serra.
Tutto questo ha a che fare forse anche con il modello sociale ? Con la costruzione della "società dei proprietari" e della difesa dell' " American way of life", per usare le parole dello stesso Bush?. Io credo di sì. La democrazia statunitense è fondata sull'ingiustizia sociale e di classe. Sulla difesa del primato dell'apparato industriale militare. Sulle potenti multinazionali. Sull'indifferenza per lo sfruttamento delle risorse ambientali, sempre più preziose e scarse, di tutto il nostro pianeta. Sono tante le guerre di Bush. Vorremmo ricordarlo a quanti si affanneranno in Italia contro chi oggi manifesterà pacificamente il suo dissenso contro Bush. Lo ricorderemo oggi a Piazza del popolo insieme all'altra america, che c'è, resiste, e lotta. Nel nord, anche se non ha i miliardi di dollari necessari a finanziare una campagna elettorale, e nel sud, con l'America latina della speranza. Per ricordare all'Italia e all'Europa, di non essere più complici di colui che millanta di voler esportare democrazia e libertà a suon di bombe. Di scegliere un'altra via, come chiedono i movimenti, da Seattle a Rostock. Perché può esistere un futuro e una civiltà differente, un altro mondo possibile, una "libertà diversa da quell'americana", come diceva una vecchia canzone di Gaber.

09/06/2007



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