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Intervento di Fabio Amato, Responsabile Esteri del Prc sulla crisi di governo
martedì 11 dicembre 2007

Care compagne e compagni, su richiesta di molti, ritengo opportuno precisare quanto è accaduto e sta accadendo in questi giorni nel nostro paese e anche all’interno del nostro Partito.

Lo scorso mercoledì 22 Febbraio, il Ministro degli Esteri D’Alema ha riferito al Senato della Repubblica sulla politica estera del governo, di seguito ad un incidente parlamentare precedente in cui il governo era stato battuto al senato grazie ad un’astuzia tattica dell’opposizione, sulle comunicazioni del ministro della Difesa, che aveva approvato una mozione della destra con il voto di alcuni senatori di centro dell’Unione. La scelta di una verifica della maggioranza al senato sulla politica estera era stata concordata dall’Unione e dai massimi vertici dello Stato. Il voto di mercoledì al senato aveva  quindi il valore politico, anche se non tecnico, di un voto di fiducia al governo sulla politica estera, non su singole questioni quali l'Afghanistan o la Base USA di Vicenza.  Una relazione, fra l’altro, che  rivendicava la discontinuità della politica del governo dell’Unione da Berlusconi e dal suo appoggio a Bush ,ai neoconservatori,  e alla guerra preventiva, rivendicando la decisione del ritiro di tutti i nostri soldati dall’Iraq. Di questa valenza politica e dell'eventualità di una crisi di governo nel caso non si fosse registrata una maggioranza della coalizione, erano tutte e tutti consapevoli, incluso il compagno Franco Turigliatto, che contrariamente a quanto deciso dal gruppo parlamentare e dagli organismi dirigenti del partito non ha votato. La gravità di quanto accaduto al Senato, non sta nel dissenso di Turigliatto sul merito, ma nell'aver determinato un mutamento della linea politica del Partito utilizzando la propria collocazione privilegiata di parlamentare.Altri senatori del PRC sono intervenuti in aula esprimendo il loro dissenso ma votando poi a favore come deciso. La maggioranza di cui dispone il governo nel Senato della Repubblica è di 157 a 156, a cui si aggiungono, ma non sempre, voti di senatori a vita. E infatti ANdreotti, Cossiga e Pininfarina, senatori a vita, hanno con il loro voto contrario contribuito alla bocciatura del governo. Con il non voto del compagno Turigliatto, una crisi politica dovuta alle tensioni con i settori moderati e i poteri forti del paese,  è stata scaricata interamente sulla sinistra alternativa, sul nostro Partito in particolare, pregiudicando gravemente sia la sua linea politica, la sua immagine esterna, ma, soprattutto, esponendo tutta la nostra comunità. Come sapete, il nostro ultimo congresso ha deciso, dopo un lungo e appassionato dibattito, di costruire l'alleanza dell'Unione per battere Berlusconi e le destre e di entrare , in caso di vittoria elettorale, per la prima volta nella nostra storia nel governo del paese. Una scelta con cui ci siamo presentati alle elezioni politiche e sulla quale abbiamo raccolto un notevole consenso, con una percentuale dei voti al senato del 7,4 %.  Nel nostro Partito sono ammesse apertamente e garantite le tendenze politico culturali, la piena espressione del dissenso ad ogni livello e la rappresentanza proporzionale in tutti gli organismi politici di tutte le tendenze. La battaglia culturale e politica contro lo stalinismo è stato uno dei punti cruciali della nostra rifondazione politica e culturale. Per questa ragione, è sbagliato paragonare in alcun modo ciò che accade oggi con gli errori del passato della storia del movimento operaio. Nel nostro ultimo congresso è stata introdotta una norma statutaria che garantisce il pluralismo nelle istanze elettive, con l'impegno però di tutte e tutti gli eletti di rispettare il vincolo sia con il partito, sia con il mandato elettorale, democraticamente deciso. Così, le nostre liste, sono state aperte anche e a compagne e compagni che non condividevano la scelta della maggioranza del Partito, ma con l'impegno di rispettare l'orientamento democraticamente scelto, mantenendo piena facoltà di criticare, dissentire liberamente e pubblicamente su tutto. Questo è avvenuto in passato, avviene oggi, e continuerà ad avvenire in futuro. La scelta del non voto di Turigliatto è maturata senza una relazione con i gruppi dirigenti e con il gruppo parlamentare. Ciò ci ha fatto decidere, per salvaguardare la nostra comunità e la scelta pluralista che rivendichiamo come giusta, di prendere con sincera sofferenza dei provvedimenti che mai nella nostra storia sono stati presi, ma che richiamano non ad una disciplina di partito, ma al rispetto per vincoli minimi di solidarietà di una comunità, senza i quali viene pregiudicata la sua stessa esistenza. E’ per queste ragioni che il collegio di garanzia ha sanzionato con l’allontanamento per due anni dal Partito di Franco Turigliatto.

Fabio Amato, Responsabile Esteri del PRC

 



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