Lauro Farioli, operaio di 22 anni, orfano di padre, sposato e padre di un bambino; Ovidio Franchi, operaio di 19 anni, il più giovane dei caduti; Emilio Reverberi, operaio di 39 anni, partigiano nella 144a Brigata Garibaldi; Marino Serri, pastore di 41 anni, partigiano, primo di 6 fratelli; Afro Tondelli, 36 anni, operaio, partigiano della 76a Sap, quinto di otto fratelli. Sono nomi diventati familiari a milioni di compagne e compagni che in questi decenni, alle manifestazioni, hanno cantato la bellissima canzone di Fausto Amodei, “Per i morti di Reggio Emilia”. Morti a Reggio Emilia, appunto, nella piazza che oggi si chiama ”Martiri 7 luglio”. Assassinati nell’estate di 50 anni fa dal piombo delle “forze dell’ordine” del governo Tambroni. Erano in piazza a manifestare contro la repressione che si era scatenata in tutto il Paese, con morti e feriti, dopo che la mobilitazione a Genova era riuscita ad impedire che in quella città – medaglia d’oro della Resistenza – si tenesse il congresso del Msi. Una nuova generazione, quella delle magliette a strisce, aveva riempito le strade e le piazze di tutta Italia. In continuità con quella precedente che aveva fatto la Resistenza, si mobilitò contro un governo – il governo Tambroni – che era nato nel marzo del 1960 con l’appoggio decisivo del Msi.
Spero ardentemente che tutti i compagni e le compagne che mantengono una frequentazione del nostro/loro giornale e ne comprendono la funzione insostituibile, abbiano colto appieno la fase cruciale nella quale siamo, che può segnare il rilancio oppure la fine, in tempi molto rapidi, delle pubblicazioni. Non sto scherzando e vi assicuro che non vi è alcuna enfasi, né alcun gusto per la drammatizzazione in questo allarme.
“Apertura e accoglienza: trasformiamo i luoghi della politica per ricostruire”
Una riflessione a partiredai dati sul Tesseramento 2009
di Claudio Grassi* Manca ancora qualche aggiornamento, ma i dati del tesseramento del 2009 che pubblichiamo in questa paginapossono essere considerati definitivi.Come vedete dalla tabella (vedi oltre) gli iscritti sono 46.692, pari al 66% dell'anno precedente.Si tratta di un arretramento pesante che avevamo ampiamente previsto nella assemblea nazionale di Caserta il 7 e 8 novembre dello scorso anno.
E' importante fare una riflessione su questo dato e io cercherò di farla, seppur brevemente. Prima però vorrei mettere in rilievo un fatto: siamo rimasti l'unico Partito che espone pubblicamente, su un quotidiano, il numero dei propri iscritti. Non sarebbe male che ciò venisse fatto da tutti, in particolare da quei partiti che, agitando il tema della lotta alla partitocrazia, da quando sono nati non hanno mai fatto un congresso e non hanno mai reso trasparente la propria situazione organizzativa.
Quali sono le cause del nostro arretramento? Si tratta di cause molteplici, tre delle quali mi paiono quelle principali.
La prima consiste in una crisi generale della politica ed in particolare di quella politica che si esprime attraverso l'adesione ad un partito. E' un fatto che riguarda tutte le forze politiche. Per fronteggiare questa situazione credo che per noi comunisti sia necessario cambiare radicalmente la nostra struttura organizzativa, il modo di fare politica, gli strumenti e i luoghi che utilizziamo. Senza una revisione profonda di tutto ciò il calo delle adesioni è destinato ad aumentare. A partire dai nostri Circoli e dalle nostre Federazioni il messaggio che dobbiamo dare è quello dell'apertura, dell'accoglienza. Vanno pertanto trasformati i luoghi della politica, nei quali non soltanto si fanno riunioni, ma si organizzano anche momenti di socialità: cene di autofinanziamento, corsi di lingua per i migranti, costituzione dei Gap e delle casse di resistenza. Senza dimenticare un lavoro che in questi anni abbiamo un po' trascurato: la formazione e il dibattito sulle grandi questione teoriche, storiche e internazionali. Perché se è vero che il giovane che si avvicina a Rifondazione comunista diffida giustamente di dogmatiche certezze, è altrettanto vero che vuole discutere “in profondità” i problemi che vive.
La seconda causa della flessione è stata sicuramente la scissione che si è prodotta dopo il congresso di Chianciano. I 24.500 iscritti che mancano rispetto al 2008 non si sono certamente tutti “trasferiti” in Sinistra, Ecologia e Libertà, ma con ogni probabilità la maggioranza di essi non si è iscritta a nessun partito. Questo distacco ha sicuramente a che fare con i disastri prodotti a sinistra negli ultimi vent'anni: scissioni e ancora scissioni. Ilrisultato concreto che esse hanno prodotto è che ogni volta una parte dei nostri compagni “torna a casa” deluso da personalismi e divisioni. Senza invertire questa tendenza alla divisione non vi è nessuna speranza di riacquistare un minimo di credibilità. Ecco perché è importante, come ha deciso l'ultimo Comitato politico nazionale, costruire rapidamente la Federazione della Sinistra, prima tappa di un processo di ricomposizione a sinistra dopo venti anni di divisioni. Parallelamente a ciò valanciata subito una offensiva unitaria nei confronti di Sinistra Ecologia e Libertà. I progetti per il momento sono diversi, ma sono tante le lotte che possiamo fare assieme se accantoniamo le “beghe dei piccoli orticelli”: raccolta di firme per il referendum sull'acqua; sostegno al mondo del lavoro; lotta al razzismo e a tutte le forme di discriminazione; difesa della Costituzione e dei valori della Resistenza. E' poco? Non mi pare!
La terza causa risiede nel crollo di credibilità che abbiamo subìto con la partecipazione al governo Prodi (2006-2008) e il conseguente esperimento della Sinistra Arcobaleno. Il discorso è semplice: quando governa la destra si sviluppa nel nostro elettorato una spinta fortissima all'unità e se ci presentiamo uniti alle forze del centrosinistra veniamo premiati (i migliori risultati li abbiamo avuti nel 1996 e nel 2006). Subito dopo, però, la coalizione va in crisi per le differenze profonde che convivono al suo interno. Sono gli effetti perversi del sistema maggioritario e bipolare che noi giustamente contrastiamo e che ha prodotti tanti danni a questo Paese, a partire da un incremento fortissimo dell'astensionismo.
Dobbiamo fare tesoro di queste esperienze negative, che ci hanno isolato dai nostri referenti sociali. Ma qui e ora, con un governo Bossi-Berlusconi, è urgente e ineludibile il problema di unire le forze democratiche e della sinistra per sconfiggere la destra (che è tutt’altra cosa che stringere un accordo di Governo).
Sulla base di queste valutazioni e di queste proposte di lavoro che il Partito si è dato credo che sia possibile anche intraprendere un lavoro di ricostruzione del nostro partito e della sua capacità organizzativa.
L'obiettivo che possiamo darci è quello di completare il tesseramento del 2010 in concomitanza con la chiusura della Festa nazionale di Liberazione di settembre, per poi dedicare gli ultimi tre mesi dell’anno al recupero di vecchi iscritti e alla ricerca di nuove adesioni. I segnali che cominciano ad arrivare da alcuni territori dicono che ce la possiamo fare!
* segreteria naz. - resp. organizzazione Liberazione 4 maggio 2010
Svolgiamo questa assemblea a conclusione di 20 assemblee regionali, organizzate tra settembre e ottobre per fare il punto sul tesseramento e lo stato del partito.
Il senso di questa iniziativa è duplice: oggi proveremo a parlare di noi, del nostro partito, delle sue difficoltà e delle sue potenzialità; in questa prima giornata ci scambieremo informazioni e rifletteremo sul nostro stato. L'obiettivo, sulla base anche dell'esperienza concreta, è quella di avanzare qualche proposta di lavoro per fare passi in avanti. Anche per questo abbiamo scelto un approccio plurale anziché una relazione onnicomprensiva, facendo svolgere ai responsabili di dipartimento o di settore gli interventi sulle cose di cui si occupano, affinché emergano le difficoltà, ma anche le potenzialità della nostra organizzazione.
1)Conferenza di Organizzazione tra aprile e maggio 2010;
2)Attivazione di un gruppo di lavoro centrale per la diffusione di Liberazione, individuando poi responsabili a livello regionale e di federazione;
3)Lettera del Segretario Nazionale da spedire entro il 20 novembre a tutti gli iscritti degli ultimi anni. Saranno forniti gli elenchi a ciascuna federazione, in modo tale che possano essere ricontattati per l’iscrizione;
4)Settimana di mobilitazione del partito tra il 7 ed il 13 dicembre per la chiusura del tesseramento. Iniziative pubbliche nelle grandi città con i dirigenti nazionali tra il 12 ed il 13 dicembre. Contatto diretto con tutti i vecchi iscritti
5)Costruzione delle “case dei diritti sociali” nelle città metropolitane a partire da gennaio, sulla base di un progetto nazionale con un responsabile;
6)Campagna specifica nell’ambito del tesseramento 2010 per l’adesione delle donne al partito ed organizzazione della Conferenza delle Donne Comuniste;
7)Gruppo di lavoro che coinvolga organizzazione, tesoreria e comunicazione per l’utilizzo sistematico ed organizzato della rete;
8)Iniziativa specifica da organizzarsi probabilmente a Bergamo o Padova per coordinare il lavoro e l’iniziativa del partito sui temi che riguardano l’immigrazione, a partire dalle esperienze più avanzate;
9)Piano coordinato delle Feste di Liberazione;
10)sperimentazione del tesseramento tramite RID, attraverso cioè un dispositivo automatico tramite banca per versamenti mensili di parte della quota tessera, con l’obiettivo di incrementare l’importo finale.