Rifondazione comunista c'è per l'oggi e ci sarà per il domani. Potrebbe sembrare un'affermazione scontata, ma così non è. Le pesantissime difficoltà economiche causate da una gestione dissennata, nel passato, del partito come, soprattutto, del giornale, unita alle ultime (e negative) tornate elettorali (Politiche ed Europee), non permettevano fino a ieri nè, a dir la verità, permettono pure oggi di ritenere l'obiettivo acquisito. Non a caso, il responsabile Organizzazione del Prc, Claudio Grassi, nella sua relazione introduttiva al seminario sulla forma partito che si è aperto ieri a Caserta, nella bella e confortevole cornice dell'hotel Vanvitelli, parla apertamente di una fase, quella che il Prc sta vivendo, che, parafrasando il titolo di una vecchia conferenza d'organizzazione (Chianciano 1997, Dalla Resistenza al Progetto ), si può dire "Dalla battaglia contro lo scioglimento alla sfida dell'esistenza" . Si tratta, dunque, di riflettere su quello che sono, oggi, nelle condizioni date (assenza dal Parlamento italiano come dall'Europarlamento, forza negli Enti locali ancora buona ma a rischio), presenza, forza, le radici e (si spera) le ali del progetto Prc. Un seminario non è una Conferenza d'organizzazione (ma l'anno prossimo si farà) e tantomeno un congresso, ma il livello dell'impegno e dello sforzo che il partito ci mette dentro, a Caserta, è quasi lo stesso.
Così dicevamo dando notizia del seminario “Su la testa!” organizzato dal Prc a Caserta. Per fortuna sua e di tutti noi, però, Rifondazione non è affatto ‘sola’. Anzi, è vero l’esatto contrario. Lo si capiva facilmente, a Caserta, sia per la quantità (buona) del dibattito intercorso tra dirigenti e militanti nella sessione del primo giorno, sia per la proposta della Federazione della Sinistra, sia per la qualità di alcune delle relazioni della domenica, provenienti anche da importanti e qualificati ospiti ‘esterni’. Manca, purtroppo, il necessario spazio per darne il dovuto conto, ma certo è che le relazioni di intellettuali come Monica Lanfranco (), Loris Caruso () e Roberto Biorcio (la Lega Nord>) si sono alternate con sapienza a quelle di dirigenti del partito che hanno parlato, con dovizia d’esempi, di punti di forza veri e innovativi del Prc del post-Chianciano. Dal tanto discusso (e mai, come in questi mesi, ricco di esperienze positive, dai Gap alle Brigate di solidarietà attiva) (Francesco Piobbichi), a una rete di relazioni e rapporti da far invidia al Pd, quella che il Prc mantiene e rinsalda, di giorno in giorno, in Europa, con i (Fabio Amato) fino a un punto che può essere giudicato un azzardo – ricostruire una parziale ma ‘necessaria’ storia di Rifondazione comunista - ma che certo sarà di stimolo al dibattito per tutti, come ha dimostrato la relazione di Bianca Bracci Torsi, tra i pochi ‘fondatori’ (correva il 1991) ancora attivi, dentro il Prc.
Anche io penso che ci stiamo un po’ attorcigliando in questa discussione suun argomento, la federazione della sinistra di alternativa, che io penso meriti maggiore determinazione. Non è possibile portare a compimento questo processo di costruzione della nuova aggregazione politica con il freno a mano tirato: perdiamo tempo noi e lo facciamo perdere agli altri! Invece dobbiamo prendere finalmente in seria considerazione quello che abbiamo sentito dire tutti in campagna elettorale: e cioè che dicevamo cose giuste ma che, visto che eravamo divisi, non eravamo credibili.
ma avremmo potuto dire: caro Franco, caro Gennaro. Infatti intendiamo rivolgerci a quella parte di Sinistra e Libertà che più conosciamo, avendo condiviso una lunga (ancorché assai contrastata) militanza nel medesimo partito. Il fatto è che quest’ultima tornata di elezioni in alcuni importanti Paesi europei ci fa riflettere. E ci induce a non indugiare e a muovere passi che sappiamo arrischiati: come questa lettera-invito, che certamente può urtare in rancori, veti incrociati, resistenze politiche. Ma tant’è: come tutte le storie, anche le storie passate avranno pur avuto un senso.
di Gianluigi Bettini Segretario Federazione di Imola
su Liberazione, 22 settembre 2009
Vorremmo lanciare un sostegno morale a tutte quelle compagne e compagni che nei circoli e nelle federazioni vivono con difficoltà e pessimismo l'ipotesi di realizzare o meno la propria Festa di Liberazione territoriale: non mollate, compa'! La festa come momento di autofinanziamento è diventato strumento indispensabile per sopravvivere e resistere, poter avere quel minimo di agibilità e visibilità (l'affitto di una sede, poter pagare le bollette per luce acqua e internet, poter mettere in piedi qualche iniziativa politica durante l'anno con volantini, manifesti, sale, ecc).