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Segretario
Uno sciopero inadeguato
giovedì 03 marzo 2011
(editoriale da Liberazione di venerdì 4 marzo 2011)

La decisione della Cgil di convocare uno sciopero generale di 4 ore per il 6 maggio è un primo risultato ma del tutto inadeguato. Si badi, la nostra non è una critica massimalista di chi fa sempre il “più uno”. Sappiamo benissimo che la decisione della Cgil di convocare uno sciopero generale da sola è cosa rilevante, ma il problema è proprio qui. Dentro una gestione della crisi tutta in chiave antioperaia, di fronte ad un attacco pesantissimo di governo e padronato, di fronte alla divisione del fronte sindacale, come si fa a costruire i rapporti di forza necessari a contrastare efficacemente l’attacco e ad unificare i lavoratori? L’attacco che è in corso non è  cosa di poco conto: mette in discussione l’esistenza del sindacato come organizzazione autonoma di classe. Non è un attacco relegato alle manie di Marchionne: il suo modello è in corso di estensione in vari settori ed è stato fatto proprio dalla Marcegaglia. In concreto il tentativo è quello di demolire la Cgil o normalizzandola o conducendola all’impotenza. Di fronte ad un attacco di questo tipo le mezze misure – e lo sciopero di 4 ore tra due mesi è una mezza misura - sono del tutto inefficaci perché non permettono di utilizzare tutta la forza che ha il movimento operaio. Per sconfiggere l’offensiva padronale occorre costruire entusiasmo, suscitare passioni, far sentire ai lavoratori e alle lavoratrici che il loro sindacato gioca la partita fino in fondo. Come seppe fare Cofferati sulla vicenda dell’articolo 18. La decisione di oggi non determinerà questo clima  in questo sta tutta la sua inadeguatezza.

 

 

Il politicismo di Vendola
venerdì 18 febbraio 2011
(editoriale di Liberazione di venerdì 18 febbraio 2011)

Nell’impazzimento della politique politicienne che caratterizza il centro sinistra, l’ultima uscita di Vendola, che propone di andare alle elezioni con Fini, è quella sino ad ora più incredibile. La proposta, motivata per fare un governo di scopo che dia vita ad una nuova legge elettorale e alla cancellazione delle leggi vergogna, è in realtà del tutto indeterminata proprio sulle questioni che vengono messe al centro della proposta. Qualche giorno fa D’Alema - il primo che ha proposto l’accrocchio elettorale con Fini – ha detto chiaramente che una coalizione di tal fatta dovrebbe dar vita ad una legislatura costituente, cioè che abbia al centro la modifica della Costituzione repubblicana, il federalismo e alcune riforme economiche. E’ questo il profilo che deve avere la coalizione con Fini? Per modificare la Costituzione? E per fare che legge elettorale visto che Fini si è sempre pronunciato per il bipolarismo e per il presidenzialismo alla francese?
Per fare che politica economica e sociale visto che Fini ha votato tutte le leggi di Berlusconi e si proclama super liberista?

 
 

Adesso lo sciopero generale
venerdì 28 gennaio 2011
(editoriale da Liberazione di venerdì 28 gennaio 2011)
 
 
 
Innanzitutto un caro saluto a tutti i compagni e le compagne che oggi sono in piazza a manifestare. A poco più di tre mesi di distanza dal 16 ottobre ci ritroviamo di nuovo in piazza in tanti e tante, chiamati alla lotta dalla Fiom ma anche dal sindacati di base. Non solo metalmeccanici. Oggi ci saranno in piazza anche gli studenti, tanti precari, pensionati e tanti lavoratori delle altre categorie. L’importanza della mobilitazione odierna è evidente: da un lato abbiamo l’attacco di Marchionne che punta a demolire il complesso dei diritti dei lavoratori, introducendo l’arbitrio nei rapporti di lavoro e distruggendo il sindacato di classe. Dall’altra abbiamo avuto il No di tanti operai e operaie prima a Pomigliano e poi a Mirafiori, così come abbiamo avuto le lotte degli studenti, dei ricercatori, dei precari contro il DDL Gelmini. Da un lato la gestione capitalistica della crisi con il tentativo di scaricare tutti i costi della crisi sulle spalle dei lavoratori e dei giovani. Dall’altra la risposta dei lavoratori e dei giovani che non sono disposti a essere l’agnello sacrificale dei costi del capitalismo.
 
 

La repressione non fermerà questo movimento
mercoledì 15 dicembre 2010
(editoriale da Liberazione di mercoledì 15 dicembre 2010)
 
Ieri è tornato in campo prepotentemente il movimento degli studenti. Il governo – come a Genova quasi dieci anni fa – ha scatenato una repressione che ha un solo obiettivo: trasformare la questione politica posta dai giovani in una questione di ordine pubblico. Il tentativo - come a Genova dieci anni fa – è di utilizzare la repressione per fermare il movimento. Quindi Berlusconi resta in sella e manganella gli studenti. Questo potrebbe essere a prima vista il commento della giornata di ieri. Credo tuttavia che occorra andare un po’ più a fondo e vedere cosa è effettivamente accaduto. In primo luogo Berlusconi ha sì vinto, ma è del tutto evidente che con tre voti di margine non può governare. La situazione non è quindi destinata a durare. In secondo luogo, il modo in cui Berlusconi ha comprato i voti sta facendo vergognare una parte del suo stesso elettorato e il presidente del consiglio esce quindi vincitore dalla battaglia, ma per nulla rafforzato e probabilmente le elezioni anticipate si avvicinano. 
 
 
 

Consolidare il movimento sociale
domenica 12 dicembre 2010
(editoriale da Liberazione di domenica 12 dicembre 2010)
 
L’autunno è contrassegnato da una forte intensificazione dello scontro sociale. In particolare nelle ultime settimane la mobilitazione degli studenti medi e universitari ha assunto una dimensione, una continuità e una capacità di relazioni sociali che non si vedeva da decenni. Non si tratta di una protesta solo italiana. In molti paesi europei sta succedendo la stessa cosa e in larga parte dei casi si nota un significativo intreccio tra lotte studentesche e lotte dei lavoratori. Stiamo quindi parlando di un fenomeno generale, che ha ragioni materiali e che va ben al di la della contestazione dell’orrido DDL Gelmini. In ogni paese vi è una causa scatenante diversa ma il punto unificante del mondo giovanile e studentesco è la percezione chiara dell’assenza di prospettive. I giovani hanno chiaro che staranno – in larga maggioranza – peggio dei loro genitori. Non solo, sanno di non avere alcuna rete di garanzie a cui aggrapparsi e che quindi sono destinati a vivere come in guerra, sempre col timore di cadere in una imboscata. 
 
 

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