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sabato 27 novembre 2010 |
(editoriae da Liberazione di sabato 27 novembre 2010)
I giorni che stiamo vivendo parlano di una bella ripresa del conflitto sociale. Grandi mobilitazioni studentesche, dei precari e dei ricercatori, come non se ne vedevano da tempo. Non è solo un fatto di quantità. Nelle lotte del mondo della scuola e dell’università viene colto con chiarezza la natura di classe dell’attacco del governo, in cui la distruzione della scuola pubblica è strettamente intrecciata alla progressiva precarizzazione e svalorizzazione del lavoro.
Le mobilitazioni della scuola si affiancano ai conflitti che nascono dentro l’apparato industriale, contro le chiusure e i ricatti come quelli della Fiat. La manifestazione del 16 ottobre convocata dalla Fiom ha rappresentato il punto più alto di quella mobilitazione operaia che coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici. Anche la manifestazione del 16 ha colto con chiarezza la natura di classe dell’attacco antioperaio e ha costruito nessi rilevanti tra la lotta alla precarietà e per l’occupazione con la battaglia per l’acqua pubblica, per il ritiro dall’Afganistan, per i diritti civili.
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martedì 16 novembre 2010 |
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(editoriale da Liberazione di martedì 16 novembre 2010)
Oggi festeggiamo la vittoria di Giuliano Pisapia nelle primarie di Milano. Una vittoria netta che parla di un popolo della sinistra che si è stancato delle mediazioni centriste. Una vittoria resa possibile dall’unità della sinistra. Pisapia infatti era sostenuto oltre che da numerose forze della società civile, dalla Federazione della Sinistra e da SEL. Larga parte dei mass media fa finta di non vedere questo dato ma la realtà è inequivocabile. La vittoria di Pisapia su Boeri è stata possibile unicamente grazie alla mobilitazione di tutte le forze della sinistra e la Federazione della Sinistra, che è la forza con il maggior radicamento territoriale, è stata determinante per questo risultato.
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venerdì 15 ottobre 2010 |
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Siamo tutti metalmeccanici
(editoriale da Liberazione di sabato 16 ottobre 2010)
Ciao. Vi saluto attraverso il giornale perché oggi in piazza non potremo salutarci direttamente: saremo centinaia di migliaia. In questi mesi Tremonti ha detto che era necessario scegliere: o i diritti o il lavoro. Noi siamo in piazza perché pensiamo il contrario di Tremonti: il lavoro o ha diritti o è schiavismo, imbarbarimento sociale. Pensiamo che diritti e lavoro siano uniti per una elementare questione di giustizia sociale. Pensiamo anche che l’unità tra diritti e lavoro sia l’unica strada attraverso cui uscire dalla crisi. Per anni ci hanno raccontato che occorreva fare sacrifici, abolire la scala mobile, accettare la precarietà e questo avrebbe reso l’azienda Italia più competitiva. Abbiamo visto che è vero il contrario: più scendono i salari, più il lavoro è svalorizzato, meno la gente ha soldi, più si distrugge l’ambiente e più la crisi si approfondisce. Più si privatizza e meno lavoro c’è. Più i ricchi diventano ricchi e più i lavoratori diventano poveri.
Con questa manifestazione vogliamo dire basta: basta a Berlusconi ma basta anche a Marchionne perché l’attacco alla Costituzione e allo stato sociale sono semplicemente l’altra faccia della medaglia dell’attacco al Contratto nazionale di lavoro. Il nostro obiettivo è quello di cacciare Berlusconi e di sconfiggere Marchionne. Abbiamo imparato sulle nostre spalle che non basta sconfiggere Berlusconi per sconfiggere anche la linea di Confindustria, i padroni hanno molti amici anche nel centrosinistra. Per questo mentre proponiamo a tutte le forze di opposizione di costruire un fronte democratico per cacciare Berlusconi, riteniamo necessario costruire una mobilitazione sociale e un progetto politico che si ponga chiaramente l’obiettivo dell’alternativa, di sconfiggere le politiche neoliberiste. Senza se e senza ma.
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giovedì 14 ottobre 2010 |
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(da Liberazione di giovedì 14 ottobre 2010)
Il colloquio tra Bersani e Vendola dell’altro ieri ha finalmente superato lo scoglio delle primarie che aveva sin’ora reso impossibile il confronto politico. Questo incontro apre la fase della discussione tra le forze che vogliono costruire un accordo di governo. Bersani e Vendola hanno concordato come questa proposta di governo comprenda l’UdC e la proposta di modificare la legge elettorale con una governo di transizione. Adesso si tratta di costruire il fronte democratico che vada a oltre le forze che fanno l’accordo di governo. Abbiamo infatti sempre ritenuto che non vi siano le condizioni per un accordo di governo con le forze del centro sinistra - nella proposta di Bersani e Vendola comprendenti anche il centro – mentre riteniamo necessario dar vita ad una alleanza democratica che abbia l’obiettivo esplicito di sconfiggere Berlusconi, di difendere la costituzione , di mettere in campo essenziali misure di giustizia sociale e di modificare la legge elettorale in senso proporzionale.
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giovedì 30 settembre 2010 |
(editoriale di Liberazione del 30 settembre 2010)
Fiducia. Mai parola è stata tanto bistrattata come ieri. Calcolo politico, ambizioni personali, soldi, corruzione spicciola. Tanti sono i motivi del voto ottenuto da Berlusconi in Parlamento ma per favore non ci dicano che ha avuto la fiducia. Non degli onorevoli (???) che lo hanno votato per i motivi più disparati e spesso opposti, non del paese che certo non lo vede più come il salvatore della patria. Ieri Berlusconi ha rappattumato una maggioranza e quindi il governo prosegue, ma i problemi che hanno determinato l’apertura della crisi estiva non sono stati risolti. Non il rapporto tra secessionismo leghista e potentati meridionali. Non il rapporto tra politica e magistratura o il rapporto politico tra Berlusconi e Fini. Il voto di ieri non rappresenta un punto di arrivo ma di passaggio, che lascia inalterata la situazione di instabilità. Un passaggio che costituisce un successo di Fini che non solo non si è dimesso da Presidente della Camera come Berlusconi reclamava a gran voce ma che a questo punto costituisce una componente essenziale della maggioranza.
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