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Segretario
Sconfiggere il bipolarismo, uscire dalla Seconda Repubblica
venerdì 19 marzo 2010
 (ampi stralci dall'editoriale che uscirà sul prossimo numero di Su La testa! in edicola dal 27 marzo prossimo)

 
 
La manifestazione del 14 marzo scorso è stata una grande manifestazione popolare che - al di là delle parole d'ordine lanciate dal palco - chiedeva la cacciata di Berlusconi e chiedeva ai partiti che hanno organizzato la manifestazione di costruire da subito una alternativa di governo. Non a caso gli interventi più applauditi sono stati quelli dei candidati a presidenti delle regioni, che rappresentano la possibilità concreta di questo cambiamento. Contro Berlusconi tutti uniti per costruire un'altra storia. Io penso che questa domanda non solo sia comprensibile e giusta, ma sono convinto pure che vada fatta nostra. Non a caso dal palco della manifestazione ho proposto la costruzione di un movimento di massa unitario contro il governo, la costruzione di una primavera referendaria comune sulle questioni del lavoro, dell'acqua, del nucleare e la presentazione unitaria alle prossime elezioni politiche pur nelle differenze politiche presenti - di tutte le forze che lì erano rappresentate. L'assunzione della domanda politica di mandare a casa Berlusconi e costruire l'alternativa non deve per essere assunta acriticamente. E' una domanda che chiede una elaborazione. Per essere efficace deve essere articolata criticamente. E' infatti la terza volta nel giro di un quindicennio che a sinistra si assiste alla recita dello stesso copione. Quando Berlusconi governa produce una tale quantità di nefandezze e le diversifica su una tale quantità di piani che anche le persone più moderate del centro sinistra tendono a maturare nei suoi confronti sentimenti molto forti di opposizione. Dopodiché, il moderatismo della parte maggioritaria del centrosinistra è tale da non permettere la costruzione di un governo che sia alternativo sul piano delle politiche economiche e sociali e - come abbiamo visto nell'ultimo governo Prodi - nemmeno su quello relativo ai diritti di cittadinanza. La cosa tragica - se non cominciasse a diventare ridicola - è che nel copione della recita, c'è sempre qualcuno che pensa che questa sarà la volta buona e che l'alleanza a cui si darà vita questa volta sarà migliore, con un profilo effettivamente riformatore. La volta scorsa, nel 2006 fummo noi di Rifondazione Comunista ad illuderci che fosse possibile fare un governo di uscita dalle politiche neoliberiste con il centrosinistra allargato a Mastella. 
 

 

La democrazia è una questione di classe
venerdì 12 marzo 2010

 

Editoriale da Liberazione del 12 marzo 2010

Il governo sta utilizzando la crisi per modificare in modo strutturale la democrazia e i rapporti di forza tra le classi. Il governo infatti punta a realizzare una gestione autoritaria della frantumazione sociale, mettendo i lavoratori gli uni contro gli altri.
Al fine di scardinare la democrazia il governo cerca di limitare l’autonomia della Magistratura e di tutte le aggregazioni sociali. Per questo il governo ammicca ai sindacati “complici” e genuflessi e attacca la Cgil e il sindacalismo di base.
Per questo è importantissimo lo sciopero generale di oggi proclamato dalla CGIL e lo sciopero della scuola proclamato dai Cobas. I lavoratori e le lavoratrici che oggi scioperano non stanno solo difendendo i loro diritti, ma stanno difendendo la democrazia nel paese e la presenza di un sindacato di classe.
In questi giorni infuriano le polemiche sula decreto salva liste, che rappresenta un palese violazione delle regole del gioco in cui il più forte – come la camorra e la mafia – riscrive le regole a suo piacimento. Tutto tace invece sull’altro provvedimento votato in parlamento la settimana scorsa che instaura in Italia i contratti individuali e permette ai padroni di aggirare leggi e contratti collettivi. Contro questa legge e contro questo silenzio abbiamo fatto lo sciopero della fame, chiedendo al Presidente della Repubblica di non promulgare la legge e rinviarla alle Camere perché palesemente incostituzionale.
Occorre riflettere su questo silenzio. Di Pietro e il PD, molto attenti alle regole formali non hanno fatto nulla di serio contro questa legge che è molto peggio del Decreto salva liste. Si tratta di un provvedimento che sancisce che i rapporti di lavoro sono una terra di nessuno in cui non vale il diritto ma solo la legge del più forte. Sancisce che milioni di lavoratori sono destinati a non poter far valere i propri diritti nel corso della loro vita.
Qui sta il pericolo: Siamo di fronte ad un governo fascistoide e ad una opposizione interclassista che considera i lavoratori solo in quanto elettori.
Per questo è doppiamente importante lo sciopero odierno: in questo paese occorre ricostruire il conflitto di classe, difendere il sindacato di classe e costruire una sinistra di classe. Senza la ripresa di un sano conflitto di classe che contrasti la riduzione del lavoro a pura merce, non è possibile difendere la democrazia.
Per questo oggi siamo in piazza e proponiamo che non si tratti di un episodio isolato. Dobbiamo costruire un movimento politico di massa contro le politiche economiche di governo e Confindustria e contro l’attacco alla democrazia. Ogni separazione tra questi due terreni è perdente e antioperaia. Viva lo sciopero generale.
 

 
 

Le ragioni e gli obiettivi del nostro sciopero della fame
venerdì 05 marzo 2010

(Editoriale su Liberazione del 5 marzo 2010)

In questi giorni il dibattito politico è assorbito dal tema delle regionali e dalle manovre del centro destra per aggirare le leggi e violare la Costituzione. In questa situazione però il vero colpo di stato è stato commesso quasi di soppiatto nelle aule parlamentari  con una norma che nei fatti introduce in Italia i contratti individuali in deroga a quanto previsto dalle leggi e dei contratti nazionali di lavoro. Questa norma approvata in via definitiva dal Senato, è molto più pesante del solo tentativo di abolire l’articolo 18. E’ un passo decisivo per la trasformazione completa dei rapporti di lavoro in Italia, ponendo le condizioni per spazzare via un secolo di conquiste del movimento dei lavoratori. E’ infatti evidente che con la crisi e la disoccupazione ogni padrone avrà la possibilità di ricattare i lavoratori che intende assumere facendogli firmare qualsiasi cosa. Al diritto del lavoro si sostituisce l’arbitrio della legge del più forte.  Questa norma colpisce tutto il mondo del lavoro perché allarga a dismisura i lavoratori ricattabili e toglie qualunque rete di protezione che sino ad oggi era rappresentato dalla possibilità di rivolgersi al giudice per ottenere l’applicazione dei contratti nazionali o della legge. Questa norma distrugge le basi materiali della democrazia .

In altri tempi  avremo avuto scioperi spontanei nelle fabbriche, manifestazioni, un forte dibattito pubblico. Oggi nulla di tutto questo.

In questa situazione, in cui una modifica strutturale dei rapporti di forza tra le classi rischia di passare sotto silenzio dobbiamo mettere tutte le nostre energie per informare i lavoratori, aprire una discussione e costruire momenti di mobilitazione e di protesta.  Oggi ho chiesto un incontro al Presidente della repubblica per chiedergli di non promulgare la legge. Nei prossimi giorni incontreremo organizzazioni sindacali e partiti dell’opposizione per cercare di costruire una mobilitazione comune, per chiedere alla CGIL di mettere la lotta a questa norma in cima alla piattaforma dello sciopero generale. Parallelamente stiamo definendo i quesiti della campagna referendaria per abrogare questo obbrobrio. Abbiamo cioè posto al centro dell’iniziativa della Federazione della Sinistra la battaglia contro questa legge infame. Dobbiamo evitare che una misura di questa portata passi senza colpo ferire e dobbiamo costruire la nostra iniziativa politica sui territori a partire da questa battaglia. Per rendere più incisiva e chiaramente comprensibile la radicalità della nostra avversione a questa norma  la compagna Fantozzi abbiamo cominciato lo sciopero della fame.

 

 
 

Gli spettri? Facciamoli aggirare per l'Europa
domenica 25 gennaio 2009

Paolo Ferrero risponde su Liberazione del 25 gennaio 2009

Caro segretario, si parla molto di unità della sinistra e a me pare che sia un problema vero. Cosa ne pensi? Rifondazione comunista è ancora interessata al tema o pensa di chiudersi su se stessa come dicono quelli di Vendola? Un caro saluto.
Giovanni via e-mail

 
 

88 anni dopo, la Rifondazione Comunista
martedì 20 gennaio 2009

di Paolo Ferrero

Ottantantotto anni fa nasceva a Livorno il partito Comunista d’Italia, sezione dell’internazionale comunista. Dopo la sconfitta del biennio rosso e del movimento di occupazione delle fabbriche, l’incapacità del partito Socialista di dirigere positivamente il movimento di massa veniva sancito da questa rottura. Il movimento operaio italiano non nasceva in quel passaggio, ma li si decise una svolta, si decise il cambiamento del nome: da li in poi, anche in Italia, i rivoluzionari si sarebbero chiamati comunisti. Il cambio del nome nacque dalla necessità di distinguersi dai partiti socialisti. Questi erano stati travolti; prima dall’incapacità di tenere una posizione autonoma dalle varie borghesie nazionali nella gigantesca carneficina che fu la prima guerra mondiale; poi dall’incapacità a definire uno sbocco rivoluzionario alla crisi post bellica. I partiti socialisti si erano rivelati una guida fallimentare per i lavoratori e così, i rivoluzionari, dopo la vittoria in Russia, decisero di segnare nettamente la differenza, addirittura con il cambio del nome.
 
 

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