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Ufficio credito
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giovedì 04 novembre 2010 |
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Innanzi tutto voglio ringraziare Claudio Bettarello per la tenacia e caparbietà con il quale dal lontano 1997 – se non ricordo male –, attraverso le federazioni territoriali e quella nazionale del PRC, ha iniziato a tenere e cercare i collegamenti tra le lavoratrici ed i lavoratori bancari ed assicurativi iscritti al partito e ai diversi sindacati di base e confederali, allora pochi, per la verità. Lui allora non era un “cubbino” bensì della sx della CGIL, e con una manciata di compagni si partì con l’avventura dell’Ufficio Credito del PRC, alcuni dei quali qui ancora oggi. Ho la fortuna di poter dire che io c’ero, per l’esperienza, la qualità delle iniziative, del confronto, della voglia di contribuire al progetto politico del partito relativamente alla finanza ed al credito …… purtroppo al partito, non è mai interessato né ha mai usato/sfruttato quanto da noi prodotto. Io, a differenza di Claudio, non sono così tenace.
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giovedì 04 novembre 2010 |
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Torino, 3 ottobre 2009
Relazione Introduttiva
Dal nostro particolare punto d’osservazione, quello di comunisti ed anticapitalisti che lavorano, e spesso svolgono attività politica e/o sindacale, nel settore bancario ed assicurativo avvertiamo con particolare acutezza (o meglio sarebbe dire...dovremmo avvertire) uno dei tanti paradossi che caratterizzano l’attuale fase politica, economica e sociale italiana (e, pur in misura diversa, non solo del nostro paese, naturalmente).
Da un lato, la grave crisi del capitale, che (ovviamente) è, nel contempo, crisi della sfera produttiva e di quella riproduttiva, dell’economia cosiddetta reale e di quella finanziaria, evidenzia come fossero sostanzialmente corrette le analisi attraverso le quali i comunisti hanno interpretato i profondi mutamenti che hanno rivoluzionato il settore finanziario italiano ed internazionale negli ultimi vent’anni e le proposte con le quali hanno cercato di opporsi a tali processi.
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mercoledì 03 novembre 2010 |
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A quasi tre anni dalla battaglia, vincente e condotta anche da noi, contro quello che venne indicato come lo “scippo del tfr” è giunto il momento di lanciare una proposta ulteriore di lotta per rivendicare un sacrosanto diritto di ogni lavoratore dipendente: la possibilità di revoca della destinazione del tfr ai fondi pensione!
Se da un lato occorre continuare a disincentivare lo sviluppo della previdenza complementare, a scapito di quella pubblica, evidenziando sempre come i fondi pensione sottraggano direttamente risorse al reddito dei lavoratori dipendenti e non siano altro che un regalo alle finanze di banche ed assicurazioni che gestiscono il patrimonio incassando laute commissioni, dall’altro è pure necessario agire per lanciare campagne vincenti e, sicuramente, non è in corso alcuna grande mobilitazione di rivendicazione del ruolo della pensione pubblica né, tanto meno, di ripensamento sull’esistenza della previdenza complementare.
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martedì 02 novembre 2010 |
BANCHE, ASSICURAZIONI E FINANZA NELL’ESPERIENZA DEI LAVORATORI DEL SETTORE
Problemi, riflessioni, proposte per una piattaforma politica.
Veniamo da due anni di crisi verticale della finanza. Quanto è accaduto a partire dall’esplosione della crisi dei mutui sub-prime ha ridisegnato la mappa della finanza mondiale. I due paesi che sono stati investiti in modo frontale dal dissolvimento dell'ennesima bolla (Usa e Regno Unito) annaspano alla ricerca di una via d’uscita che è ben lungi dall’intravedersi. Gli stati della vecchia Europa non sono passati indenni nella bufera: Olanda e Belgio hanno dovuto farsi carico di un sistema bancario in disfacimento, ma i guai hanno toccato profondamente anche le banche tedesche e le banche svizzere, per non parlare dei paesi dell’est-europeo. Spagna e Irlanda hanno oggi i guai peggiori, in termini di crisi economica, con lo sgonfiamento dell’immobiliare e la recrudescenza della recessione, sebbene le banche (almeno quelle spagnole e, anche lì, fatta eccezione per le casse di risparmio) stiano meglio che altrove. L’Islanda è fallita, così come Lehman, lasciando buchi giganteschi nei bilanci di molte istituzioni potenti e blasonate.
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martedì 02 novembre 2010 |
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LO SCIPPO DEL TFR ALLA PROVA DEI FATTI
In questi giorni si torna spesso a ricordare l’art. 47 1° comma della Costituzione, quello che recita: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.
Per il risparmio dei lavoratori dipendenti occorre rivendicarne il pieno rispetto!
Infatti, per una parte rilevante di loro (più di 4 milioni!), il citato articolo della Costituzione suona oggi come un’autentica beffa: si tratta di quanti sono stati indotti (o sostanzialmente costretti se assunti post ’93, o praticamente scippati se caduti, l’anno scorso, nella trappola del silenzio assenso) ad aderire ai Fondi Pensione complementari versandovi il TFR di nuova maturazione.
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