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Un voto per uscire dalle acque putride
sabato 14 maggio 2011

Dino Greco

Ogni possibile limite di decenza è stato ampiamente superato, in questa campagna elettorale (e non soltanto in essa) in cui la destra ha messo in campo ogni possibile arma di distrazione di massa per evitare ciò che essa teme più di ogni altra cosa: che la realtà prenda il posto della mistificazione e irrompa nella discussione politica; che la vita reale, le condizioni dei cittadini, l'amministrazione della cosa pubblica siano il vero oggetto del confronto; che i programmi di governo delle città e del Paese diventino il discrimine che segna la scelta fra gli schieramenti che si contendono il voto dei cittadini.
Oggi, un quotidiano che rappresenta il distillato del trash politico e che fa dell'uso sistematico della menzogna il proprio tratto distintivo esibisce, in prima, a tutta pagina, un manifesto che porta su sfondo rosso la scritta «Via le Br dalle liste elettorali», palese imitazione di quell'altro che quel limpido personaggio rispondente al nome di Roberto Lassini dedicò alla procura milanese e fece affiggere, per nome e per conto di Berlusconi, sui muri del capoluogo lombardo. Allora Letizia Moratti finse di ingaggiare col lestofante singolar tenzone, chiedendogli di autodepennarsi dalla lista elettorale del Polo. Oggi è la sindachessa uscente medesima che esce allo scoperto e rovescia lo stesso fango sul suo competitore.
 

 

Applausi (2)
giovedì 12 maggio 2011
Dino Greco su Liberazione

Il direttore di Confindustria, Giampaolo Galli, ha ritenuto di doversi scusare con i familiari delle vittime del rogo della Thyssen Krupp e con l'opinione pubblica che si sono sentiti «colpiti e offesi» per l'applauso (una vera ovazione) che l'assemblea generale di Confindustria ha riservato ad Harald Hespenhahn, amministratore delegato del gruppo industriale tedesco. Atto doveroso, non so dire se scontato, ma immediatamente bilanciato dall'affermazione successiva, che recita testualmente così: «Quell'applauso va capito, perché è spontaneo in una platea di imprenditori e perché le imprese sono preoccupate per l'estrema incertezza del diritto in Italia».
 
 
 

Applausi
mercoledì 11 maggio 2011
Dino Greco

Se anche non fosse successo altro, all’assemblea annuale di Confindustria svoltasi sabato in terra bergamasca; se la sola impronta politica di quella per altro noiosissima assise fosse venuta dall’applauso spontaneo e sincero che la platea ha riservato al signor Herald Espenhahn, ciò sarebbe d’avanzo per esprimere un giudizio, secco e definitivo, sulla qualità morale e politica della borghesia industriale italiana. Sì, perché l’amministratore delegato della Thyssen Krupp, pochi giorni or sono condannato dal tribunale di Torino a sedici anni di carcere e a pesanti sanzioni accessorie per avere “volontariamente” causato la morte orrenda di sette operai arsi vivi nel rogo dello stabilimento piemontese della multinazionale tedesca, è stato accolto, con sincero empito solidale, da un mondo padronale da sempre abituato a non rendere conto della colossale catena di omicidi sul lavoro che si consumano, con ossessiva, quotidiana cadenza, nel nostro Paese.
 
 
 

Referendum: Carpe diem!
domenica 08 maggio 2011
 
di Paolo Ferrero

Venerdì, dopo mesi in cui le lotte e le manifestazioni non sono certo mancate, abbiamo avuto la riuscita dello sciopero generale convocato dalla Cgil. Noi stessi abbiamo inteso prolungare idealmente quella mobilitazione con il presidio attuato ieri in contestazione della kermesse confindustriale di Bergamo. Il tutto avviene in un contesto in cui il governo Berlusconi, nonostante le vicende giudiziarie e grazie all'acquisto di un congruo numero di deputati, continua però a galleggiare e a fare danni. In questo contesto si pone seriamente il problema di come riuscire a dare uno sbocco politico al movimento, cioè ottenere risultati concreti ed evitare che, invece di cadere, il governo addirittura possa rafforzarsi. E' evidente che le elezioni amministrative rappresentano un passaggio che può dare il suo contributo in questa direzione. Ritengo però che per le caratteristiche di scontro generale e per i contenuti degli stessi, i referendum del 12 giugno costituiscano il passaggio politico decisivo e possano modificare profondamente il corso della politica italiana. Nel bene come nel male. Non a caso Berlusconi ha dichiarato guerra ai referendum e si muove giocando sporco, come al solito. Dopo le leggi ad personam, Berlusconi sta facendo le leggi ad referendum. Le prime servono a tenerlo fuori dalle patrie galere, le seconde sono finalizzate ad impedire ai cittadini italiani di pronunciarsi attraverso i referendum. Ovviamente, questo tentativo avviene attraverso una vera e propria truffa: sia sull'acqua che sul nucleare il governo vuole impedire il referendum ricorrendo a cavilli formali, lasciando però inalterata la sua politica a favore del nucleare e della privatizzazione dell'acqua. Nel denunciare il carattere delinquenziale dell'operazione del governo - e confidando nel fatto che la Corte di Cassazione non si pieghi ai voleri di Berlusconi - voglio però sottolineare che, a mio parere, il danno più grosso Berlusconi l'ha già fatto.
 
 
 

Tutto viene dall'acqua, anche la democrazia
sabato 07 maggio 2011
 
di Checchino Antonini

Siamo fatti d'acqua. Al settanta per cento. Tanto noi quanto il pianeta. Una percentuale bulgara. Lo stesso pensiero comincia da lì. Tanto che il primo filosofo della storia, cercando l'origine di tutte le cose, stabilì che fosse proprio l'acqua. Tutto deriva dall'acqua, dunque, anche la democrazia, aggiungono tremila anni dopo, i movimenti sociali che si battono contro la sua privatizzazione, la sua messa a valore secondo logiche che sfuggono alla vita e la negano. Ecco perchè abbiamo scelto il nome di Talete per l'inserto che troverete domani dentro Liberazione. Otto pagine che proveranno a condensare i pensieri lunghi che i movimenti vanno elaborando dentro la battaglia referendaria italiana, ma che hanno radici lontane e alludono a un futuro possibile da conquistare. Abbiamo provato a capire di chi è l'acqua e di chi dovrebbe essere, che cosa accade ai territori e ai lavoratori quando la finanza allunga le sue mani sul servizio idrico. S'è tentato di indagare le ragioni di una scarsità artificiale e di un rapporto morboso degli italiani con le acque in bottiglia.
 
 
 

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