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E ora la lotta per la proporzionale!
venerdì 10 giugno 2011
 
di Raul Mordenti

Sono pochi i giornali che hanno dato conto di cosa chiedono in concreto gli "indignados" spagnoli, e di conseguenza sono pochi gli italiani che lo sanno: ebbene, quel movimento (che definisce se stesso «democracia real ya!», democrazia reale subito) chiede con grande forza nel suo programma «la modificazione della legge elettorale per garantire un sistema autenticamente rappresentativo e proporzionale che non discrimini nessuna forza politica né volontà sociale» (cfr. l'intero programma nel sito www.carta.org). E' questa un'assoluta necessità per liberarsi del soffocante bi-polarismo che, anche in Spagna!, uccide la democrazia, costringendo gli elettori a scegliere tra due varianti del medesimo "pensiero unico" e delle medesime politiche antipopolari, cioè fra il Psoe di Zapatero e la destra del Ppe.
Lo stesso tema della conquista di una legge elettorale proporzionale deve essere messo all'ordine del giorno anche in Italia. Forse il berlusconismo è morto, ma certo esso non è sepolto, e continuerà ad ammorbare l'aria della democrazia italiana se la sinistra non saprà delineare una vera via d'uscita. Al centro di tale fuoruscita c'è la legge elettorale proporzionale, esattamente come ci fu l'irresponsabile abbandono della proporzionale (da parte dell'allora Pds) all'origine del berlusconismo. Ora forse risulta chiaro a tutti quello che, da soli, veniamo dicendo da quasi venti anni, cioè che la proporzionale (che significa solo assegnare tanti seggi quanti sono i voti) è in realtà tutt'uno con la Costituzione, e che con la proporzionale l'avventura berlusconiana sarebbe stata semplicemente impensabile. Direi che la legge elettorale maggioritaria, il premio di maggioranza, la personalizzazione della politica, il bipolarismo e il presidenzialismo (tutti - non per caso - punti del Piano della P2 di Licio Gelli!) hanno svolto per il berlusconismo esattamente lo stesso ruolo che la monarchia svolse per il fascismo, cioè gli hanno aperto le porte; e come la monarchia non potè sopravvivere al fascismo, così la filosofia anti-proporzionale non può e non deve sopravvivere al berlusconismo.
 
 

 

12 e 13 giugno, ogni voto può essere quello decisivo
giovedì 09 giugno 2011
 
di Dino Greco

Ci hanno provato in ogni modo (e ancora non desistono) a neutralizzare i referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento. Il timore che attraverso la democrazia diretta si ponga un argine al mantra liberista di quest'epoca voracemente proprietaria e predatoria si è trasformato in vero e proprio panico dopo il clamoroso risultato delle elezioni amministrative. Il governo le ha tentate davvero tutte: prima con il rifiuto di accorpare il voto amministrativo con quello referendario, poi con l'occultamento della posta in gioco e l'oscuramento mediatico utili a favorire disinformazione e disinteresse, quindi con il varo di una legge truffa che mentre provava a scippare la consultazione sul nucleare nascondeva sotto il tappeto l'intenzione di rilanciarne l'opzione, una volta "passata la nottata". 
L'ultima carta rimasta nelle mani di Berlusconi e soci è ora quella di favorire la diserzione delle urne, di impedire che si raggiunga il quorum del 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto, vanificando così la consultazione popolare, prevedibilmente scontata nel suo esito. Sì, perché fra tante soperchierie che oscurano la nostra democrazia ve n'è una che ora si manifesta con evidenza solare: per governare questo paese con una maggioranza parlamentare schiacciante basta che un partito (o una coalizione di partiti) consegua un voto in più dei partiti (o delle coalizioni di partiti) concorrenti; ma una maggioranza dei cittadini, potenzialmente prossima a quella assoluta, può invece essere espropriata del proprio potere abrogativo, ove l'invito alla diserzione delle urne, sommata alla parte di astensionismo cronicizzato, non consenta di raggiungere il quorum nelle consultazioni referendarie. 
 
 
 

L'illegittimo impedimento di Marchionne
mercoledì 08 giugno 2011
 
di Giorgio Cremaschi

Così, dopo le leggi personali a favore Berlusconi, su una delle quali votiamo domenica, avremo anche le leggi aziendali. Quello che si sta preparando a sostegno della Fiat di Sergio Marchionne è una legge tesa ad evitare che la magistratura condanni la Fiat. L'amministratore delegato della Fiat è persino più bravo di Silvio Berlusconi nel vendere fumo e nel rispondere con accuse di lesa maestà a chiunque gli chieda notizie un pò più precise sui suoi reali progetti. Nello stesso tempo sta maturando gli stessi sentimenti del presidente del consiglio verso i giudici. Il 18 giugno a Torino si apre il processo relativo alla denuncia della Fiom sulle Newco di Pomigliano, Mirafiori e Bertone. Esse sono assolutamente illegittime ed estranee a qualsiasi regola italiana ed europea. Se il tribunale dovesse - come prevedono tanti esperti - condannare la Fiat, tutto il castello dei suoi accordi separati crollerebbe. Cisl, Uil e Ugl, sollecitate dall'azienda, si sono subito presentate in tribunale contro la Fiom. Ma evidentemente a Marchionne questo sollecito servilismo non basta. Egli sa che l'accordo è a rischio e per questo ha chiesto alla Confindustria, al governo, ai sindacati complici una legge che lo metta al riparo dai giudici.
 
 

"Volevano liquidarci. Ora gruppi consiliari unitari"
martedì 07 giugno 2011

Intervista a Paolo Ferrero di Romina Velchi

«La nostra proposta politica si conferma in sintonia con la realtà. Ora lo schema della rincorsa al centro è più difficile». Per Paolo Ferrero, segretario del Prc, la lettura del risultato dei ballottaggi non può prestarsi ad equivoci. A Bersani l’appello è a dare subito seguito alla proposta del fronte democratico per battere la destra. A Vendola e Di Pietro di lavorare con la Federazione per l’unità della sinistra.
 
Ferrero, chi ha perso queste elezioni?
Certamente Berlusconi, ma anche la Lega. Si è rotto l’asse che li teneva uniti, tanto è vero che la maggioranza va peggio al Nord che al Sud. Hanno pensato che per vincere fosse sufficiente la propaganda della paura, alla Borghezio, su immigrati, rom, islam ecc, ma stavolta non ha funzionato.
 
Perché no?
Perché Il governo non ha dato una risposta alla crisi e al peggioramento delle condizioni sociali. Un peggioramento che spaventa di più proprio il Nord, compresi quelli che votavano a destra. Quindi si tratta di una sconfitta vera, specie se si tiene conto che la Lega non ha capitalizzato, come pensava di fare, la crisi di consenso di Berlusconi.
 
 
 

La lezione di Fincantieri
sabato 04 giugno 2011

Roberta Fantozzi

Hanno dovuto superare mille ostacoli i lavoratori di Fincantieri. L'ultimo è stato quello di non rispondere alla provocazione della gestione della piazza ieri a Roma. Spostata dal governo la sede dell'incontro per impedire evidentemente che il "fastidioso rumore" della denuncia e della lotta operaia occupasse il centro della città, mentre i lavoratori di Castellammare presidiavano l'Eur, per quelli venuti in massa soprattutto dalla Liguria, la giornata di ieri è stata una specie di Odissea tra vie blindate da uno spiegamento grottesco di forze dell'ordine, mai così tante per una manifestazione di lavoratori.
E' in questo clima, specchio insieme della debolezza e della pericolosità del governo Berlusconi, che è arrivata la notizia del ritiro del piano di Fincantieri. Una vittoria della lotta e dell'unità operaia, di una mobilitazione che ha attraversato tutti gli stabilimenti e i territori, sottraendosi alla logica di chi, come la Lega, ha lavorato sulla difesa di un sito produttivo contro l'altro, riproponendo la consueta divisione e messa in competizione dei lavoratori e dei territori. Una vittoria conquistata anche attraverso la mobilitazione dei diversi livelli istituzionali locali e di interi settori sociali, a fianco dei lavoratori.
 
 
 

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