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lunedì 10 dicembre 2007 |
 Le vittime saranno risarcite
191 morti, 1800 feriti. 28 gli accusati, 21 le condanne. Così si è concluso il processo per l’attentato che l’11 marzo 2004 sconvolse la Spagna. Alle 11,30 di questa mattina il presidente del tribunale spagnolo Javier Gomez Bermudez ha dato il via alla lettura della sentenza, nella quale ha anche smontato la tesi del complotto basco.
Jamal Zougam e Otmar el Gnaoui, marocchini, ritenuti gli autori materiali dell’attentato, hanno avuto il massimo della pena, 30 anni per ciascuno dei 191 morti. Emilio Suarez Trashorras, spagnolo, è stato condannato a 35 mila anni di carcere per aver fornito l'esplosivo, proveniente dalla cava di Conchita, nelle Asturie.
Le vittime verranno risarcite per una somma complessiva di 1,5 milioni di euro.
Nessuna traccia che possa far risalire all’Eta, non c’è stata manipolazione della Renault Kangoo al cui interno erano stati rinvenuti esplosivi identici a quelli scoperti nell'appartamento di Leganes, dove si suicidarono i 7 presunti autori materiali dell'attentato. E che non è comunque collegabile all’Eta, come non lo è la valigia inesplosa scoperta a Vallecas, né i telefonini cellulari usati per detonare le bombe, né ci sono relazioni con la cava da dove proveniva l'esplosivo.
Osman Rabei, detto 'Mohammed l'egiziano', indicato come l’ideatore dell’attentato, è stato invece assolto per mancanza di prove. (amb)
31 Ottobre 2007
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lunedì 10 dicembre 2007 |
 Il 90% dei lavoratori metalmeccanici ha aderito alla giornata di sciopero
di Anna Maria Bruni
Lo sciopero nazionale dei metalmeccanici che oggi ha visto una fermata di 8 ore dal lavoro e mobilitazioni in tutte le regioni è stato un grande successo.
Dopo la mossa di Marchionne di anticipare 30 euro in busta ai lavoratori Fiat, seguito a ruota dal Gruppo Riello e dal Gruppo Riva, la Federmeccanica non ha mutato atteggiamento al tavolo della trattativa sul contratto. Segno che quell’anticipo non era il segnale di chi comprende che sta pagando salari da fame, piuttosto quello di voler agganciare le retribuzioni alla produttività, minacciando la validità della contrattazione nazionale. La risposta di Fim, Fiom, Uilm è stata unitaria: "In questi ultimi giorni – dichiarano nella nota - alcune grandi aziende hanno concesso unilateralmente modesti incrementi retributivi, con l’evidente scopo di mettere in discussione la vertenza contrattuale nazionale. Infatti, a queste iniziative non ha sinora corrisposto alcun cambiamento nei comportamenti contrattuali della Federmeccanica”. I tre sindacati confermano quindi “l’integrità complessiva della piattaforma presentata e si dichiarano indisponibili a tutti i livelli a trovare soluzioni in sede aziendale a quello che è il diritto dei metalmeccanici di veder rinnovato positivamente il loro contratto nazionale”.
Confermate le iniziative di mobilitazione, i lavoratori metalmeccanici oggi hanno risposto scendendo in piazza quasi ovunque con percentuali altissime.
A Torino 10.000 lavoratori hanno partecipato al corteo, tra i la storica Carrozzeria Bertone, da settimane in cassa integrazione a zero ore. Secondo i sindacati, l'adesione è molto alta anche nelle aziende della provincia torinese: oltre il 90 per cento al polo di Chivasso, alla Ipca di Collegno, alla Teksid di Borgaretto; dell'80 al polo dell'Alto Canavese (con piccole aziende che fanno registrare il 100 per cento), alla Lear di Grugliasco, alla Viberti; tra il 75 e l'80 al polo di Scarmagno, alla Pininfarina, all'Automotive Lightning.
In Campania l’adesione è arrivata al 90%. Secondo i sindacati regionali Fim, Fiom e Uil, 'la riuscita dello sciopero è stata al di sopra delle stesse nostre aspettative'. Adesioni al 97-99 per cento al gruppo Ansaldo di via Argine e negli stabilimenti Avio di Acerra e Pomigliano; al 95 a Fincantieri, Avis, B Ticino e Meridbulloni di Castellammare di Stabia; al 90 per cento alle aziende Alenia Aeronautica e Alenia Aeronavali (Pomigliano d'Arco, Casoria, Nola e Capodichino), alla Selex di Giugliano; all'82 per cento alla Fiat e società collegate di Pomigliano d'Arco. Per i sindacati si è registrata un'adesione molto alta anche per tutte le aziende piccole e medie della provincia di Napoli. “I lavoratori metalmeccanici napoletani, per imprimere una svolta e un'accelerazione al negoziato - dice il comunicato di Fim, Fiom e Uilm - continueranno la lotta per tutto il mese di novembre, nell'ambito delle iniziative decise dalle segreterie nazionali, per ottenere in tempi rapidi un rinnovo del contratto nella parte normativa come quella salariale coerente con le richieste contenute nella piattaforma rivendicativa approvata dai lavoratori”.
Anche in Umbria la rabbia dei lavoratori si è fatta sentire, in testa la Metalmeccanico tiberina di Umbertide. “Vogliamo il nostro contratto non vogliamo le vostre mance”, “Il salario per vivere, il contratto per i diritti”, “Se 117 euro vi sembran troppe provate voi a campare”. Questi gli slogan che hanno accompagnato la protesta, segno del non transeat su salario e contratto.
Nelle grandi aziende del modenese l’adesione è stata del 90 per cento tra gli operai e del 50-60 tra tecnici e impiegati, con adesione totale di tutti gli addetti nelle aziende sedi di presidi. Oltre il 70 per cento di adesione allo sciopero si è registrato nelle aziende medie e piccole della provincia. Adesione inferiore in due realtà del gruppo Fiat: la Ferrari di Maranello (50 per cento fra gli operai e 30 fra impiegati-tecnici), e la Case New Holland (60 per cento fra gli operai e 30 fra gli impiegati). Molto partecipati anche i presidi davanti a numerose aziende della provincia, che hanno visto l'adesione complessiva di circa 1.000 lavoratori.
Alla Fiat di Termini Imerese (Palermo) l’adesione ha registrato l’80% in fabbrica e il 90 nell’indotto. Mentre la Fiat di Melfi (Potenza) ha visto un’adesione superiore del 50%.
A Firenze hanno partecipato al corteo 6000 lavoratori. Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, durante il comizio che ha concluso la manifestazione, ha detto fra l’altro che “Finora le risposte di Federmeccanica sono state negative, a questo punto bisogna superare questa situazione di stallo. O c’è una svolta e si va verso un accordo, o decideremo iniziative pesanti”. Rinaldini ha inoltre sottolineato che con lo sciopero di oggi “inizia una fase di conflitto sociale pesante e abbiamo già programmato altre 12 ore di sciopero”.
Più di 10.000 i lavoratori metalmeccanici che hanno manifestato nelle piazze venete. L'astensione dal lavoro, secondo i sindacati, ha registrato ovunque adesioni altissime, con punte tra il 90 e il 100 per cento nelle grandi aziende. Manifestazioni si sono svolte nelle aree industriali di Castelfranco, Treviso, Conegliano, Verona, Legnago, mentre a Porto Marghera sono stati effettuati presidi davanti tutti i principali stabilimenti. Iniziative a carattere provinciale hanno avuto luogo a Vicenza (dove in 3.000 hanno sfilato dalla stazione ferroviaria fino alla sede di Federmeccanica) e a Padova (dove un corteo di 5.000 lavoratori ha percorso la città, dalla zona industriale fino alla sede di Unindustria). La manifestazione padovana è stata conclusa dal comizio del segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi, che, riferendosi alle elargizioni dei 30 euro, ha detto: “Vogliamo il contratto e non mance. Il successo dello sciopero dimostra che chi, a partire da Confindustria, pensava di colpire la vertenza contrattuale con 30 euro ha sbagliato i conti. Vogliamo il contratto sia normativo sia salariale, è inaccettabile che gli industriali lamentino i salari più bassi d’Europa e poi non facciano l’accordo. Per noi la distinzione tra industriale progressista e reazionario è sui contratti: chi li fa è progressista, chi non li fa è reazionario. Il resto sono chiacchiere'. Cremaschi ha poi concluso: 'Se non accettano di trattare su tutta la piattaforma, costruiremo una mobilitazione più forte di quella che due anni fa fermò il paese e conquistò il contratto”. E a dimostrazione che solo un accordo serio potrà fermare la lotta, come Rinaldini, ha già dato il prossimo appuntamento: ”sciopero nazionale il 16 novembre”.
30 Ottobre 2007
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lunedì 10 dicembre 2007 |
 Italia dei Valori e Udeur votano con la CdL
La proposta di legge per istituire una commissione di inchiesta sul G8 di Genova non è stata approvata in prima commissione della Camera. Con 22 voti contrari e 22 voti favorevoli la commissione non è riuscita ad affidare il mandato al relatore a riferire in aula. Assenti i due rappresentanti della Rosa nel pugno, mentre Italia dei Valori e Udeur hanno votato con la Cdl, accorsa in massa per l'occasione.
Maurizio Ronconi, deputato dell'Udc, aveva dichiarato poco prima del voto: "L'istituzione della commissione di inchiesta sul G8 è un atto gravissimo e inquisitorio. Si tratta di una chiara manifestazione di sfiducia nei confronti delle forze dell'ordine e un tentativo per condizionare il lavoro della magistratura".
Gianclaudio Bressa della Margherita nelle scorse settimane aveva messo a punto un testo che stabiliva che la commissione di inchiesta sul G8 di Genova sarebbe stata composta da trenta deputati, nominati dal presidente della Camera in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari. Come tutte le commissioni d’inchiesta parlamentare, avrebbe gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria e presentare una relazione alla Camera entro un anno. Il responsabile movimenti della segreteria nazionale del Prc, Michele De Palma, prendendo atto di questo ennesimo intollerabile ostruzionismo verso la verità sui fatti di Genova, ha dichiarato in un comunicato stampa: " Era prevedibile che la destra avrebbe impedito con ogni mezzo l'istituzione della commissione d'inchiesta sul G8 di Genova. Quello che non potevamo prevedere è che ad insabbiare la verità sui fatti di Genova fossero gli stessi deputati della maggioranza, dal momento che la commissione d'inchiesta era prevista nel programma elettorale dell' Unione". "A Genova è stato sospeso lo stato di diritto - prosegue il comunicato - è tempo di promuovere una forte mobilitazione in tutto il Paese per evitare che le violenze perpetuate dalle forze dell'ordine creino una frattura con un'intera generazione. Il Parlamento deve istituire la commissione d'inchiesta, la maggioranza deve assumersi le sue responsabilità, la verità e la giustizia non possono più attendere". (amb)
Roma, 30 Ottobre 2007
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lunedì 10 dicembre 2007 |
 “30 euro? Rifiuto e vado avanti”
di Fabio Sebastiani
Cortei, sit-in davanti alle sedi delle associazioni imprenditoriali, e anche blocchi stradali. In una giornata che più autunnale non si può, dal nord al sud d’Italia le tute blu in lotta per il contratto hanno suonato la prima campanella. Lo sciopero è riuscito in pieno, con punte dell’85%, e la mobilitazione pure. Diecimila in corteo a Torino, che hanno affisso le loro buste paga sui muri dell’Unione industriali. Un segnale importante, questo, che spiega la poca voglia dei metalmeccanici di farsi persuadere dai “trenta euro” di Marchionne. Un cartello, tra i quattromila di Firenze, spiega lo stato d’animo dei lavoratori e delle lavoratrici: “Trenta euro? Rifiuto e vado avanti”.
“Finora le risposte di Federmeccanica sono state negative e a questo punto bisogna superare questa fase di stallo”, ha detto il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini, che ha parlato nel capoluogo Toscano. “Con lo sciopero di oggi comincia una fase di conflitto sociale pesante: o c’è una svolta e si va verso l’accordo, o decideremo iniziative pesanti”.
La trattativa è ancora tutta in salita. Diverse le aziende, a cominciare dalla Fiat, che hanno rotto l’ordine interno che dettava un aumento “non oltre l’inflazione programmata”. In termini più concreti, circa 60 euro. Da diverse parti si segnalano offerte anche di 120 euro, quindi ben oltre i 117 chiesti in piattaforma dalle tute blu.
Le iniziative in giro per l’Italia sono state tutte molto riuscite. Venticinquemila in Lombardia, tra presìdi e cortei; un migliaio ad Ancora, dove le tute blu hanno bloccato per alcune ore il traffico nei pressi della rotatoria davanti l’Assindustria. Mobilitazioni importanti anche in Veneto. A Vicenza, dove in 3.000 hanno sfilato dalla stazione ferroviaria fino alla sede di Federmeccanica, a Marghera, a Treviso, ed a Padova dove un corteo di 5.000 lavoratori ha percorso la città, dalla zona industriale fino alla sede di Unindustria, nel piazzale della Stanga. La manifestazione è stata conclusa dal comizio di Giorgio Cremaschi, Segretario nazionale della Fiom che, riferendosi alle elargizioni dei 30 euro, ha detto: “Vogliamo il contratto e non mance. Il successo dello sciopero dimostra che chi, a partire da Confindustria, pensava di colpire la vertenza contrattuale con 30 euro ha sbagliato i conti”.
Sono vicino ai metalmeccanici, a quante e a quanti hanno manifestato oggi da Torino a Termini Imerese per il rinnovo del loro contratto”. si legge in una nota del ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero. “Credo - continua - che le richieste avanzate da questi lavoratori siano legittime e vadano recepite”. Confindustria, conclude Ferrero, “ha così la possibilità di rispondere alle preoccupazioni di Mario Draghi sui salari bassi: può accogliere le richieste salariali dei metalmeccanici limando un po’ i profitti e gli stipendi da nababbi dei manager, a partire da quello di Montezemolo”.
Roma, 30 Ottobre 2007 |
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lunedì 10 dicembre 2007 |
LA LOTTA PAGA! PRIMA STRAORDINARIA VITTORIA DEL MOVIMENTO PER L’ACQUA! ADESSO COSTRUIAMO TUTTI INSIEME UNA GRANDE MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER IL 1 DICEMBRE!
Care/i tutte/i del popolo dell’acqua,
ad un anno esatto dal deposito del testo della nostra legge d’iniziativa popolare, che ha dato il via alla straordinaria campagna di raccolta firme, il movimento per l’acqua ottiene una prima importantissima vittoria : ieri il Senato ha approvato, all’interno del Decreto Fiscale collegato alla Legge Finanziaria, l’articolo 26-bis che introduce la moratoria.
Arriva a compimento il primo degli obiettivi del movimento per l’acqua, richiesto con forza sin dalla manifestazione nazionale del 10 marzo scorso a Palermo, approvato in prima istanza alla Camera, ma che sembrava essersi definitivamente arenato al Senato. La costante mobilitazione dei territori di questi mesi e l’incessante lavoro di pressione sulle istituzioni a livello nazionale, hanno invece consentito di rimettere al centro dell’agenda politica l’istanza della moratoria e di giungere alla sua approvazione.
Di seguito il testo approvato, cui seguono alcune annotazioni e commenti :
Art. 26-bis. (Disposizioni in materia di servizi idrici) 1. Al fine di assicurare la razionalizzazione e la solidarietà nell'uso delle acque, fino all'emanazione delle disposizioni adottate in attuazione della legge 15 dicembre 2004, n. 308, integrative e correttive del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, contenenti la revisione della disciplina della gestione delle risorse idriche e dei servizi idrici integrati, e comunque entro e non oltre dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto non possono essere disposti nuovi affidamenti ai sensi dell'articolo 150 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152. La titolarità delle concessioni di derivazione delle acque pubbliche è assegnata ad enti pubblici. 2. Nell'ambito delle procedure di affidamento di cui al comma 1 sono ricomprese anche le procedure in corso alla data di entrata in vigore della presente legge fatte salve le concessioni già affidate. 3. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, predispone e trasmette alle Camere una relazione sullo stato delle gestioni esistenti circa il rispetto dei parametri di salvaguardia del patrimonio idrico e in particolare riguardo all'effettiva garanzia di controllo pubblico sulla misura delle tariffe, alla conservazione dell'equilibrio biologico, alla politica del risparmio idrico e dell'eliminazione delle dispersioni, alla priorità nel rinnovo delle risorse idriche e per il consumo umano".
Alcune annotazioni :
a) il decreto, per sua natura giuridica ha validità immediata; questo significa che, a partire dalla sua approvazione e per un periodo di 12 mesi, non sono possibili nuovi affidamenti;
b) sono vietati tutti i nuovi affidamenti a SpA di qualsiasi tipo; questo significa che non si possono fare affidamenti a SpA a capitale interamente privato, a SpA a capitale misto pubblico-privato e anche ad SpA a totale capitale pubblico;
c) sono bloccati anche tutti i procedimenti in corso di affidamento a qualsiasi tipo di SpA, che non siano già stati conclusi; questo significa che anche quegli ATO che hanno già deliberato la forma di gestione ma non hanno proceduto ad aggiudicazione diretta o attraverso gara non possono procedere.
Il provvedimento non interviene – e non poteva farlo- sugli affidamenti già conclusi. Il provvedimento non interviene – e non poteva farlo - sulle aggregazioni fra società.
Per ribaltare queste situazioni, lo strumento è la nostra legge d’iniziativa popolare e la mobilitazione costante dei territori e a livello nazionale per riuscire a determinarne l’approvazione.
Il risultato fondamentale dell’approvazione della moratoria risiede nell’aver finalmente imposto un “bocce ferme” in attesa della nuova legge quadro e comunque per almeno 12 mesi. Bocce ferme per chi stava spingendo sull’acceleratore delle privatizzazioni, terreno aperto perché la parola d’ordine del superamento delle SpA e della totale ripubblicizzazione dell’acqua si affermi come inderogabile.
Per questo diventa ancor più importante che tutte e tutti assieme lavoriamo con le menti e con i cuori per una grande riuscita della manifestazione nazionale a Roma del prossimo 1 dicembre. |
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