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lunedì 10 dicembre 2007 |
L'ex premier lancia per martedì una nuova manifestazione Espulsi dal Pakistan tre giornalisti del "Daily Telegraph"
di Sandro Podda
«Il Pakistan è una pentola a pressione sul punto di esplodere». Benazir Bhutto prova a dare un'accellerazione alla tattica sfiancante adottata da Musharraf, approfittando del giro di vite del regime che ieri ha deciso di allontanare tre giornalisti del Daily Telegraph rei di aver scritto parole ingiuriose ed offensive sul generale-presidente. Il filo spinato intorno alla sua residenza di Islamabad è stato rimosso la sera prima e Benazir Bhutto non più agli arresti domiciliari si è unita ieri, senza troppa pubblicità, a una modesta manifestazione di giornalisti contro lo stato di emergenza in vigore da 8 giorni nel Paese. E' stata riconosciuta da un giornalista di France Presse . Le è stato negato invece di incontrarsi con il deposto presidente della Corte Suprema Ifkthar Chaudhry confinato in casa da sabato scorso, giorno del colpo di mano (e di Stato). Bhutto ha invitato nuovamente i suoi sostenitori a sfilare insieme a lei martedì, se le sarà data la possibilità di partecipare.
La paludata tattica di Musharraf, condotta con lentezza e attenzione a non arrivare al punto di rottura, si rivela per ora efficace. Piuttosto che affrontare senza mezzi termini i suoi avversari più temibili, il generale continua a prosciugare il loro bacino di consenso. Lentamente, ma inesorabilmente. Viene incarcerata l'ala dura degli oppositori, per strada sono muscolarmente dissuasi i pochi che ancora provano a manifestare, vengono presidiati gli ingressi alle città principali e silenziati i media indipendenti. Per un personaggio pericolosamente simbolico come l'influente Benazir Bhutto, la repressione è invece relativamente più morbida rivelando il difficile esercizio di equilibrio del generale. Consapevole di trovarsi sull'orlo di un precipizio, ma anche del fatto che è l'unico sentiero rimastogli per sopravvivere. Sa il generale che l'ex premier, oltre che l'eredità di influenza di una famiglia storica dell'élite pakistana, ha il sostegno fondamentale della Casa Bianca. Che all'ottavo giorno si è limitata a richiami e poco più, ma il cui progetto è da tempo un governo condiviso del Paese tra Musharraf, con meno poteri e senza divisa, e Bhutto premier di un Parlamento più forte. Una repressione più decisa sulla leader del PPP tornata dal suo "auto esilio", inseguita anche da Londra in realtà da un'accusa di corruzione, porrebbe fine alle caute condanne e agli scarsi provvedimenti adottati dalle diplomazie internazionali contro il suo golpe de facto . La stessa ex premier difficilmente finora ha usato "colpo di Stato" o un sinonimo per definire la sospensione della Costituzione decisa da Musharraf e il pugno di ferro usato per tacitare il dissenso. Nei suoi discorsi, come ad esempio quello fatto dagli arresti domiciliari alla censuratissima televisione di Stato, Bhutto calibra le parole e fa appello alla coscienza di Musharraf. Di cui non ci si può fidare, dice a i media internazionali. Ma con il quale l'accordo assolutamente escluso, potrebbe non essere alla fine così impossibile.
(Liberazione, 11 Novembre 2007)
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lunedì 10 dicembre 2007 |
 di Angela Mauro L'uomo non si è mai risparmiato sugli effetti sorpresa in passato, ma stavolta sembrerebbe proprio che l’asso nella manica Berlusconi non ce l’abbia. Perchè segnali di "spallate" imminenti al Senato non se ne sono visti. E ieri l’Aula ha proceduto in maniera piuttosto spedita, magari semplicemente sonnacchiosa, nell’approvazione di diversi articoli della manovra economica (anche con sei-sette voti di scarto tra Unione e Cdl). Senza colpi di teatro, nè da parte dei "diniani" per il momento pacificati dal compromesso raggiunto l’altro ieri con la sinistra sulla stabilizzazione dei precari, nè da Bordon e Manzione, altre "scintille impazzite" del gruppo dell’Ulivo, che hanno ottenuto l’accoglimento del loro emendamento sull’introduzione in Italia della "class action (possibilità di far ricorso da parte dei consumatori contro le aziende). Dunque, a meno che nel giro di una settimana, cioè fino al voto finale previsto a Palazzo Madama per il 14-15 novembre, il leader di Forza Italia non riesca ad accendere alcune micce nell’Unione (quei senatori che da tempo Berlusconi millanta di avere dalla sua), il governo dovrebbe tenere e si aprirebbe a quel punto la strada per le riforme istituzionali e legge elettorale. Ieri alcuni senatori di Forza Italia, delusi dalla mancata spallata, già lasciavano intendere che al di là delle dichiarazioni ufficiali del"capo" («Il governo non cade? Wait and see...», diceva ancora ieri l’ex premier) lo scenario che si prepara non è quello del voto anticipato, ma del dialogo bipartisan sulle riforme. Mai mettere il carro davanti ai buoi, per dirla con un detto popolare. Ieri il governo è andato «liscio come l’olio», osserva compiaciuta la capogruppo dell’Ulivo al Senato, Finocchiaro. Ma non è detto che non si presentino altre grane. Per esempio, ci sono già concrete avvisaglie di turbolenze nell’Unione sull’emendamento della sinistra che stabilisce un tetto (274mila euro annui) agli stipendi dei manager pubblici (al voto probabilmente la prossima settimana). L’Udeur e Natale D’Amico dei "diniani" annunciano battaglia («Se non viene modificato, votiamo no»). Ieri una delegazione dell’Associazione Dirigenti Rai (Adrai) si è presa addirittura la briga di presentarsi a Palazzo Madama per un incontro con la presidenza del gruppo del Pd cui ha manifestato la propria «preoccupazione» per la proposta di modifica che li riguarda. Altri intoppi possibili: sul bonus per gli incapienti, che il Senato aveva stabilito a quota 300 euro e la Camera si appresta a dimezzare (presentato un emendamento del governo a Montecitorio). Nando Rossi, ex Pdci, ora nel gruppo Misto, padre dell’emendamento, aspetta la maggioranza al varco a Palazzo Madama, quando la manovra vi tornerà in terza lettura, se modificata dai deputati. Tra le misure approvate ieri, l’esenzione dal pagamento del canone Rai per gli ultra 75enni con un reddito non superiore a 516 euro mensili. L’Aula ha inoltre dato il via libera (159 sì, 158 no) alla riduzione dell’Ires (dal primo gennaio passa dal 33 per cento al 27.5 per cento) e dell’Irap (dal 4.25 per cento al 3.9 per cento), chiesta da Confindustria. Da gennaio del 2009 inoltre lo Stato abbandonerà la gestione dell’Irap trasferendola alle Regioni. L’emendamento non è stato votato dal senatore di Sinistra Critica Turigliatto. Un po’ di tensione si è registrata sul voto di una norma sugli studi di settore, contenuta in emendamenti della Costituente Socialista (Angius, Barbieri) e di altri gruppi. Ma è durato poco, ok a larga maggioranza: sarà l’Agenzia delle entrate a dover «fornire elementi di prova per avvalorare i maggiori ricavi o compensi» dei lavoratori autonomi e delle piccole e medie imprese. «Norma garantista», commenta Angius. L’Aula ha poi dato l’ok anche a maggiori controlli anti evasione (assunzione di ispettori all’Agenzia per le entrate e alla Guardia di Finanza) e "anti furbi" per evitare l’accesso ai servizi sociali di contribuenti che non ne hanno il bisogno economico. Arriva infatti il cosiddetto "riccometro", l’Indicatore di situazione economica equivalente (Isee) che sarà calcolato on line dall’Agenzia delle Entrate. Via libera poi alle incentivazioni fiscali per gli investimenti nella filiera del cinema, allo sconto Irpef per l’acquisto di abbonamenti al trasporto pubblico locale che sarà incentivato con un fondo di 500 milioni di euro. Sì dell’Aula anche alla sospensione per 5 anni dell’adeguamento automatico degli stipendi dei parlamentari (non passa la proposta di Rossi e Turigliatto di dimezzarli). L’assenza di fibrillazioni a Palazzo Madama fa sbilanciare il sottosegretario all’Economia Grandi: «Ci sono le condizioni per approvare la manovra senza il voto di fiducia». Intanto si va definendo il ’menu’ delle modifiche alla Finanziaria nel passaggio alla Camera. L’Unione ha presentato 280 emendamenti, circa 800 quelli dell’opposizione, meno di 20 quelli del governo. La sinistra dell’Unione ha depositato una dozzina di emendamenti unitari, tra cui quello che sopprime la "Stretto di Messina Spa", proposta bocciata in Aula al Senato dalla scelta di Idv di votare con la Cdl. |
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lunedì 10 dicembre 2007 |
 di Danilo Giorgi “This video has been removed due to terms of use violation”. Questa è la scritta campeggia sui numerosi video uploadati su You Tube da Strurmgeist89, l'alias del diciottenne che ieri ha massacrato otto persone, sette studenti e la preside, nella Jokela High School a Tuusula, vicino Helsinki, in Finlandia. In un video dettagliato e dal titolo altrettanto preciso, "Il massacro della Jokela High School” - 7 novembre 2007, postato su You Tube - dallo stesso assassino, con buone probabilità, si dava l'annuncio della strage. Dopo averla compiuta, il ragazzo si è sparato un colpo alla testa, tentando di togliersi la vita senza riuscirci. Colpisce che questo tipo di eventi tragici che finora sono accaduti per la quasi totalità delle volte nella "provincia" americana, questa volta sia potuto accadere nella "tranquilla" - così la sappiamo - Finlandia. Ma in realtà non sappiamo se la Finlandia sia tranquilla, sicuramente non ha una legislazione troppo rigida rispetto al possesso delle armi, ma neanche liberista come quella americana. Sarà interessante vedere se il governo finlandese la cambierà restringendo la possibilità di detenzione di armi. Sarebbe un esempio importante rispetto alla colpevole irresponsabilità con cui gli USA trattano questo argomento, lasciando mano libera all'industria bellica. Inoltre colpisce come l'uso dei siti user genereted content di diari personali, siano forse i contenitori più usati dai ragazzi in tutto il mondo. Un passo che rompe il limite tra intimo e pubblico, e dà un’immediata, inimmaginabile amplificazione (coerentemente alla società dell'immagine) al proprio ego. Questa volta tristemente dobbiamo ammettere con Warhol, meglio che tutti abbiano diritto ai propri cinque minuti di notorietà, piuttosto che qualcuno se la procuri in questo modo. La facilità con cui le generazioni nate nell'era informatica e svezzate a massmedia e Play Station utilizzano la convergenza digitale in connessione diretta con il proprio intimo e privato chiarisce perché un adolescente inneggiante la selezione di razza, preso da delirio d’onnipotenza, aggiunga ai suoi video la strage annunciata. E commessa. Oseremmo affermare che non poteva che essere You Tube (il cui slogan "broadcast yourself" oggi sembra grottesco) ad ospitare il video/confessione/dichiarazione. Altri tipi di socialnetwork mettono a valore la rete sociale delle persone che si creano la loro proiezione digitale pubblica. Con buona probabilità un annuncio del genere non sarebbe passato inosservato. Chissà che rete sociale aveva questo ragazzo? Quanti amici ed amiche avrebbe potuto invitare nel suo sito personale? Forse nessuno. Si rimane soli, anche se si è in un sito visitato da centinaia di migliaia d’internauti. Quando al soliloquio si aggiunge la potenza della tecnica, mentre la realtà forse ci priva di un contesto sociale relazionale significativo, la cosa può diventare tragicamente pericolosa, mortale, anziché liberatoria Roma, 8 novembre 2007 |
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lunedì 10 dicembre 2007 |
 Bloccata l’uscita del quotidiano più letto. Usa e Gb minacciano sanzioni
Dopo la dichiarazione dello stato di emergenza da parte di Musharraf, la reazione dell’opposizione è stata immediata. Migliaia di oppositori politici nonché gli avvocati che avevano immediatamente reagito dal palazzo della Corte suprema sono scesi in piazza per manifestare, ma sono stati selvaggiamente caricati dalla polizia, sia a Karachi che in altre città del paese. Durante la notte sono stati arrestati centinaia di oppositori, sia nel Punjab che a Sindh.
Questa mattina hanno fatto irruzione in una tipografia del gruppo Jang, a Karachi, dove si stampa il più venduto giornale del Paese con l’obiettivo di bloccare l'uscita di un supplemento straordinario del quotidiano, dedicato allo stato d'emergenza dichiarato sabato dal presidente Pervez Musharraf. Il generale, subito dopo l'adozione del provvedimento, aveva già imopsto un giro di vite alla libertà di stampa. Tra gli arrestati anche Qazi Hussain Ahmed, capo di Jamaat-e-Islami, il principale partito islamico, agli arresti domiciliari a Lahore.
Gli Stati Uniti hanno sospeso i colloqui bilateriali e minacciato dure sanzioni economiche; Condoleeza Rice, dopo aver “deplorato” la decisione di Musharraf, lo ha invitato a dimettersi da capo delle forze armate e a mantenere l’impegno di tenere elezioni politiche in gennaio.
Anche il primo ministro inglese Gordon Brown ha minacciato il taglio dei programmi di assistenza al Paese in risposta allo stato di emergenza.
Il vice ministro dell'informazione pakistano, Tariq Azeem, ha però dichiarato che con l'instaurazione dello stato di emergenza in Pakistan, non è possibile lasciare il vertice delle forze armate, da parte di Musharraf.
Le dimissioni di Musharraf dall’alta carica militare erano attese entro il 15 novembre, data di scadenza del suo primo mandato presidenziale. Invece, secondo quanto dichiarato dal premier pachistano Shaukat Aziz, Musharraf ribadisce la volontà di tenere le elezioni 60 giorni dopo questa scadenza, nella data prevista. (amb)
5 Novembre 2007
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lunedì 10 dicembre 2007 |
Spedizione punitiva contro quattro rumeni
Una spedizione punitiva è stata compiuta in serata ai danni di quattro rumeni nel parcheggio del centro commerciale di Tor Bella Monaca, a Roma. Una decina di persone con il volto coperto da caschi da motociclista ha aggredito i quattro rumeni, tre dei quali sono stati ricoverati in ospedale. Il gruppo di stranieri era inizialmente più numeroso, ma alcuni di loro sono riusciti a fuggire e a mettersi in salvo
Sul luogo dell'aggressione sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Frascati. Due delle persone malmenate sono state trasportate all'ospedale di Frascati mentre la terza è stata condotta al policlinico di Tor Vergata in condizioni gravissime, colpita da un’arma da taglio alla schiena.
Gli aggressori, tutti italiani, erano armati quindi anche di coltelli, oltre che di bastoni, catene e altri oggetti contundenti. I carabinieri stanno ascoltando alcuni testimoni per cercare di chiarire quanto avvenuto e di risalire all'identità degli autori delle violenze. Un aiuto agli inquirenti potrebbero darlo anche le immagini di alcune telecamere a circuito chiuso in funzione sull'edificio del supermercato.
Unanime è arrivata la condanna da parte del mondo politico romano. Il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, ha sottolineato come “la vendetta e l'odio non sono mai la risposta”. “Come istituzioni - ha aggiunto - siamo impegnati a tutelare la sicurezza di tutti e questo significa far rispettare la legge condannando in maniera risoluta qualsiasi violenza. In un momento di grande commozione e dolore, sono certo che saprà prevalere la civiltà e il grande senso di responsabilità della nostra comunità”. Anche da An è giunta una ferma condanna a quello che viene definito un “gesto di violenza vigliacca”: Gianni Alemanno, a nome del partito, ha spiegato che “nessuna situazione può giustificare atti di questo genere, che vanno isolati e condannati da tutte le forze politiche. La legalità su tutti i versanti deve essere la stella polare per regolare la vita della nostra città”. L'aggressione di Tor Bella Monaca viene condannata anche dal movimento La Destra, secondo cui però quanto è accaduto altro non sarebbe che “il frutto del clima di esasperazione”. “Nessuna giustificazione - ha precisato il portavoce romano della formazione politica, Fabio Sabbatani Schiuma - ma certi politici che hanno gravi responsabilità si assumano le colpe di ciò che non è stato fatto e dello sciacallaggio visto dopo l'omicidio di Giovanna Reggiani”.
Roma, 3 Novembre 2007
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