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Welfare: perchè consultare i lavoratori?
lunedì 10 dicembre 2007

Passano in commissione lavoro gli emendamenti di Fi e An che reintroducono il lavoro a chiamata (job on call) nei settori turismo e spettacolo, e prorogano di ulteriori 8 mesi - oltre i 36 già previsti nel protocollo per il welfare e il lavoro - per trasformare i "tempi determinati" in “tempi indeterminati". Non sappiamo se l'On. Del Bono, Pd, relatore di maggioranza del ddl sul welfare abbia mai lavorato a tempo determinato quando dice che la proroga è "del tutto accettabile". D’altronde Del Bono, con molta premura, afferma: "Abbiamo tenuto seriamente in considerazione la posizione di Dini, che è anche la posizione del governo, quindi è in buona compagnia''. Compagnia che si è via via allargata. A destra. E inoltre, che "non ci sono spazi per ulteriori modifiche"... da sinistra. La soddisfazione per il rispetto dell'accordo con le parti sociali non è del tutto giustificata visto che nella versione del protocollo sottoposta a referendum il job on call era stato tolto.  Ma intanto la sinistra ha mantenuto 80 emendamenti che si discuteranno alla Camera da lunedì prossimo. «Il ripristino del lavoro a chiamata - hanno affermato Prc, Pdci, Verdi e Sd - è una lesione dell’equilibrio generale del protocollo. È stata una scelta sbagliata del relatore Del Bono e del resto della maggioranza». Soddisfatto anche il presidente della commissione, Gianni Pagliarini (Pdci), il quale fa notare che i margini di manovra sul ddl Welfare erano stretti e che invece alcune modifiche significative sono state apportate, come ad esempio che i 36 mesi di contratto a termine per assunzione a tempo indeterminato potranno anche non essere continuativi. L’emendamento sul diritto di precedenza per i contratti a termine, dopo la bocciatura in commissione, stanotte sarà ripresentato con emendamenti per l'aula.
Viene ampliata la delega del governo sulla platea dei lavori usuranti poiché salta il riferimento normativo che individua in 80 notti il tetto per poter parlare di lavoro notturno.
Via libera anche ad una proposta di modifica che estende i benefici previsti per i lavoratori del Sud in mobilità ai lavoratori in mobilità di tutta Italia. La copertura finanziaria del ddl è assicurata e non varia di "un euro", per la gioia dei liberaldemocratici. Chissà cosa ne pensano i 4 milioni di precari in Italia. (d.g.)

Roma, 22 novembre 2007


 

 

Welfare. Il Prc abbandona il tavolo
lunedì 10 dicembre 2007
Un punto dirimente: 36 mesi per tutte le forme contrattuali

di Danilo Giorgi

“Abbandoniamo la riunione perché se non ci sono elementi nuovi non ha senso restare. Così non è possibile chiudere entro stasera”. Così  spiega Augusto Rocchi deputato membro della Commissione Lavoro di Montecitorio,  la decisione di Rifondazione comunista che ha sospeso la discussione nella tarda serata di ieri a Montecitorio.

“Non ci sono novità su alcuni punti fondamentali come sui contratti a termine e sui lavori usuranti. Sul primo punto - prosegue  Rocchi - ho avuto un no da Damiano sul conteggio nei 36 mesi oltre i contratti a termine anche di altre forme contrattuali come l’interinale o i co.co.co. Ho avuto invece un ni sul diritto di precedenza per il rinnovo dei contratti a termine» per evitare che alla scadenza dei 36 mesi, il datore di lavoro assuma un’altra persona invece di trasformare il rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Il Governo mantiene la delega sui lavori usuranti, quindi gli emendamenti della sinistra su questo non saranno ritirati e “da domani saranno votati in Commissione”.

Prodi afferma: “Sono fiducioso che si troverà un’intesa”. Ci pare scontato, visto che, come fa notare Rocchi: “Non è che c’è chi può avere le mani libere e noi stiamo qui a fare la guardia al bidone”. Il riferimento è al sempiterno liberaldemocratico Lamberto Dini che aveva già segnalato la sua delusione rispetto alla finanziaria dichiarando: "Il governo non deve modificare il protocollo perché anche da quello dipende la tenuta dei conti pubblici. Davanti a qualsiasi modifica noi liberaldemocratici voteremo contro". E visto il delicato equilibrio numerico al Senato dove i tre Ld sarebbero decisivi, il Lamberto tecnico nazionale fa pesare la sua carta. Il ddl sul Welfare non dev’essere modificato, a detta del centrodestra e di Giuliano Cazzola, esperto di previdenza.

Solo che, ricorda sardonico il Ministro Ferrero, il Protocollo sul welfare “avrei voluto concertarlo anch’io” vista la propensione poco dialettica di questo governo quando si tenta di virare i provvedimenti verso il sociale. Ferrero aggiunge: “questo non può e non deve diventare il governo di Montezemolo”.

C’è intanto chi, come Fabris capogruppo dell’Udeur, ripropone di reintrodurre nel protocollo il lavoro ad intermittenza e a chiamata. Secondo Fabris questo permetterebbe ai datori di lavoro di non ricorrere al lavoro nero. Vecchia filosofia, ormai completamente superata dai fatti e dall’analisi comparata dei mercati del lavoro nazionali e internazionali, che vuole che meno diritti ci sono più si creano opportunità per i lavoratori. Secondo questo ragionamento per i datori di lavoro sarebbe più conveniente la legalità rispetto all’illegalità. Solo che i condoni non fanno diminuire gli evasori fiscali.

E con la stessa logica, sarà sempre più vantaggioso il lavoro nero. Intanto le minori garanzie renderanno ricattabili tutti, anche coloro che hanno un contratto di lavoro di qualunque genere.

Il ministro Damiano si augura che il confronto prosegua anche con il Prc. Anche perché Comunisti italiani, Verdi e Sinistra democratica hanno criticato la scelta di Rifondazione, e proseguito il confronto con il governo cercando un compromesso, in particolare su chi rientrerà nella categoria “lavori usuranti”, per non veder aumentata l’età pensionabile.

Le richieste della piazza del 20 ottobre erano ben chiare sulla lotta alla precarietà. E quella piazza non può contare meno delle piazze dei mercati finanziari a cui sembrano guardare con maggiore attenzione alcuni esponenti dell’attuale maggioranza di governo.


Roma, 21 Novembre 2007

 

 
 

Bangladesh. 3mila le vittime del ciclone Sidr
lunedì 10 dicembre 2007
Ma le stime della Mezzaluna rossa arrivano a 10mila       

      
di Anna Maria Bruni
       
Sono tra i 2.400 e i 3mila i morti accertati fra le vittime del ciclone Sidr che ha colpito il Bangladesh da venerdì scorso, ma le stime della Mezzaluna rossa  arrivano a 10mila. Ancora si attende l'arrivo dei primi aiuti delle Nazioni Unite.
 
E' il ciclone più devastante ad aver colpito le coste del Bengala nell’ultimo decennio. L’emergenza ha richiesto la cremazione immediata delle vittime per evitare il rischio di epidemie, ma molti sono stati sepolti in fosse comuni, unica possibilità di una tomba in questo terribile frangente.

Il presidente della Mezzaluna russa Mohammad Abdur Rob, ha dichiarato che le loro stime vengono dai rapporti sul campo dei circa 5mila volontari. Elicotteri dell'esercito sono in volo sopra l'estuario del principale fiume bengalese, portando le razioni proteiniche distribuite dal Programma alimentare mondiale, composte essenzialmente di biscotti.
Le varie agenzie delle Nazioni unite hanno promesso circa 25 milioni di dollari di aiuti in queste ore, ha detto un coordinatore del Pam a Dakha, Emanul Haque, mentre il segretario generale Onu Ban Ki Mun ha dichiarato “abbiamo svariati milioni di dollari disponibili sul conto delle emergenze, pronti a essere usati per il Bangladesh”. Il governo intanto ha messo a disposizione 5 milioni di dollari per la ricostruzione delle case danneggiate. Mentre la cifra da parte degli Stati Uniti si aggira intorno ai due milioni di dollari. Inoltre,  il ministro degli esteri Condoleezza Rice ha detto che su richiesta del governo di Dakka al largo del Golfo del Bengala ci sono a disposizione due incrociatori della marina Usa ognuno con 20 elicotteri a disposizione, e tonnellate di razioni alimentari. Germania e Francia hanno messo ciascuna a disposizione 730mila dollari, l'Unione europea due milioni 200mila mentre la Gran Bretagna ha promesso 5 milioni di dollari in aiuti.

L'ultimo disastro naturale comparabile al tornado Sidr è quello dell'uragano Kathrina, che ha colpito la città di Nuova Orleans negli Stati Uniti, che ha devastato completamente la città e dove sono morte 16mila persone, la maggiore emergenza umanitaria nella storia di quel Paese.


19 Novembre 2007

 
 

Ucraina. Esplosione in miniera
lunedì 10 dicembre 2007
 69 morti e 31 dispersi è il nuovo bilancio delle vittime


Almeno 69 minatori sono morti e altri 31 sono ancora dispersi in seguito all'esplosione di grisù avvenuta nella notte di ieri in una grande miniera di carbone di Zasiadko, presso Donetsk, in Ucraina orientale. Il bilancio è stato aggiornato stamani dal ministero ucraino delle situazioni di emergenza, ma una fonte del Comitato statale per la tutela del lavoro sostiene che il bilancio della tragedia ancora non è definitivo, poiché ancora molti  lavoratori risultano dispersi. Il numero dei morti, sostiene il Comitato statale, potrebbe ancora salire di molto. (amb)

19 Novembre 2007
 
 

Genova: Sfilano in 50mila per la verità e la giustizia
lunedì 10 dicembre 2007
di Checchino Antonini

 
«Siamo più di cinquantamila», dicevano a un certo punto gli organizzatori guardando il fiume di persone in cui erano immersi costeggiando il lungomare prima di risalire Carignano e dirigersi a Piazza De Ferrari. Quanto di più? «Centomila!». Più i genovesi che sono scesi a guardare la manifestazione, più quelli che hanno rinunciato perché scoraggiati da Trenitalia oppure colpiti dalla strategia della tensione, orchestrata da un importante giornale locale, con la collaborazione di un impresario di vigilanza privata attendibile quanto un collaboratore della commissione Mitrokin. Dicevano che sarebbero calate le orde di ultras, che ogni negozio chic avrebbe dovuto munirsi di body guard. Ora lo dovranno spiegare a chi, come la signora Gianna ha chiuso la sua trattoria per dare retta ai professionisti della paura. O a qualsiasi “sciur Parodi” che la mattina legge il giornale. Ma non tutti hanno ascoltato le Cassandre, e se qualche saracinesca è restata abbassata è stato per lo sciopero dei lavoratori del commercio dopo la rottura delle trattative. A voler essere coerenti dovrebbero titolare a nove colonne “Non è successo niente”. Invece è successo molto.

E’ successo che centomila persone, la più grande manifestazione all’ombra della Lanterna dopo il 2002, hanno manifestato contro il ribaltamento su 25 manifestanti dell’accusa di devastazione e saccheggio che invece, 300mila persone, erano venute a formulare nel luglio 2001 agli Otto grandi: devastazione e saccheggio ma del pianeta. Con l’aggravante della sospensione della democrazia, la più grave dalla fine della Seconda guerra mondiale, avrebbe detto Amnesty international, nei tre giorni di lugubre kermesse del G8 culminata con l’omicidio di un ventitreenne che aveva visto spuntare da un defender dei carabinieri la pistola che lo avrebbe ammazzato. Nello stesso momento gli 8G stavano ascoltando il premier giapponese che suonava uno Stradivari fatto venire apposta in zona rossa. E il ministro degli Esteri e un parlamentare-sottufficiale dei cc, tutti e due di An, erano in una caserma dell’Arma mentre i carabinieri sferravano la carica illegittima, anche con armi improprie, contro un corteo autorizzato, dando il via a tre ore di scontri feroci. Chiunque, nel corteo, sa che non è vero quello che ha detto il pm Canciani quando ha chiesto 225 anni e un milione di risarcimento ai 25 manifestanti: che non ci sarebbe un legame tra le cariche e la difesa di una parte dei manifestanti, tra le cariche e l’omicidio di un ragazzo.

Dal camion della comunità di S.Benedetto al Porto, che guida lo sfilamento, prende la parola Andrea Gallo, splendida figura di prete di strada, fondatore della comunità, orgoglioso dei suoi ragazzi che tengono lo striscione: “La storia siamo noi”. «Vi parla don Gallo – avverte dal microfono come se parlasse a Radio Londra, quella che ascoltava da partigiano – non lasciatevi provocare, ‘fanculo ai profeti di sventura!». E, ancora: «Sono stato incaricato di leggervi un messaggio di Alex Zanotelli». “Anarchico cristiano”, definizione di don Gallo, anche il comboniano che interroga la piazza: «Ma se 25 persone diventano i capri espiatori mentre i responsabili delle violenze vengono promossi ad alte cariche dello Stato, che democrazia è questa?». E che cos’è la democrazia? «Questa manifestazione offre alla sinistra l’opportunità di ridurre la frattura tra istituzioni e pezzi di giovani generazioni. Punti dirimenti la commissione d’inchiesta, cambio dei vertici della polizia, evitare la prescrizione dei reati commessi alla Diaz e Bolzaneto. Oggi è la prima volta dalla vittoria dell’Unione che siamo in piazza insieme fuori dal dilemma con Prodi o contro, con una piattaforma autonoma». «Vedo una straordinaria dinamica di movimento, è come rivedere via Tolemaide – sembra rispondere a don Gallo, Luca Casarini, ex tuta bianca del Nordest facendo notare la composizione del corteo: in testa le moltitudini, in fondo gli spezzoni dei partiti – è una risposta che rimette in gioco la riflessione a sinistra: l’unità è per il movimento o per il governo?». «E’ un segnale forte – commenta Piero Bernocchi, portavoce Cobas – tantissimi sono venuti per conto proprio, c’è voglia di movimento e nessuna fiducia per una commissione d’inchiesta che sarebbe gestita da chi ha avallato la deriva sicuritaria». «Non abbiamo governi amici, né un amico al governo», insiste dal camion palco anche Luchino, cantante degli Assalti frontali, che suoneranno a De Ferrari con Roy Paci, Zulu, Bisca. «Penso che il 9 giugno è mancata una parte della sinistra, il 20 ottobre, invece, ne è mancata un’altra. Questa manifestazione segna una discontinuità e la possibile riapertura di un percorso che rimetta al centro il metodo che costruì il Gsf e quindi la contaminazione. Ho visto una manifestazione carica di emozione, come non succedeva da tempo», spiega Federico Tomasello, coordinatore nazionale dei Giovani comunisti.

«Ma la commissione è necessaria per far luce sulla strage del diritto di quei giorni – dice Giuliano Pisapia, può servire a chiedere ad un Amato sotto giuramento perché De Gennaro è diventato il suo capo di gabinetto, perché i suoi sono stati tutti promossi». E passano No Tav, No Tir, No Dal Molin, dinamiche rese possibili da Genova 2001, altrimenti impensabili. Sfilano i comitati di memoria, verità e giustizia, il supporto legale, i mediattivisti. Parlano di Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino, Renato Biagetti, Carlo Giuliani, con gli occhi e le voci dei loro compagni, genitori, amici. Parlano delle vittime della Diaz e di Bolzaneto. E’ contenta e sdegnata Enrica Bartesaghi, la mamma di Sara, desaparecida a Bolzaneto dov’era stata portata dalla Diaz. Contenta della piazza, «tutti insieme, oltre ogni aspettativa», non certo del processo «indegno» ai 25, e del «silenzio delle istituzioni». Intanto il sole tramonta, anzi «si uccide tra le onde» per citare De André, poeta e genovese, che citerà anche don Gallo alla fine di tutto, scegliendo i versi della Storia di un impiegato e di una bomba: «E se credete che tutto sia come prima, perché avete votato ancora la sicurezza e la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare, verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte: per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti». Versi dedicati alla sua città. Giulia, che studiava alla Diaz sei anni fa, dice che «hanno vinto loro», «che è un mortorio». Il lillipuziano Alberto Zoratti dice che è «una città difficile dopo la fine del movimento operaio, la società civile fatica a costruire reti, come se il 2001 non fosse accaduto». «Città spaventata ad arte – ammette Simone Leoncini, dirigente locale del Prc – ma pezzi importanti hanno risposto: è la più grande manifestazione dal 2002».
Arci, Attac, antifascisti, antagonisti, anarchici, ambientalisti, lillipuziani, comunisti rifondati o italiani, critici o ortodossi, cattolici, cobas, centri sociali, redskin della Sharp con le sciarpe del tifo. Ci sono tutte le anime del social forum e tutti i portavoce di quei giorni e gran parte dei manifestanti sono reduci, recidivi. E ci sono anche delle new entry: Sinistra democratica, ad esempio, e pezzi di Cgil che disobbediscono agli ordini e scendono in piazza col simbolo della confederazione, come la Rete 28 aprile di Cremaschi. Più tardi don Gallo dirà dal palco che avrebbe dovuto esserci Epifani a concludere la manifestazione e non «due poveri preti» (don Vitaliano e lui) nella stessa piazza dove, a soli 17 anni, festeggiò la liberazione dal nazifascismo e 15 anni dopo vide i ragazzi con le magliette a strisce scontrarsi con la polizia per impedire il congresso dei neofascisti del Msi.

Ciascuno rinarra la sua Genova mentre ripercorre i passi del corteo dei migranti che aprì quei giorni di sei anni fa e riuscì a non essere violentato dal “blue bloc”. Ironia della sorte, il 90% di quei migranti rischia l’espulsione «se dovesse tramutarsi in legge il decreto sulla sicurezza che attribuisce ai prefetti, sulla base di valutazioni discrezionali, la facoltà di espellere anche i parenti di chi commette un crimine», ha avvertito Giuliano Pisapia, ex presidente della commissione Giustizia della Camera al convegno del mattino in un auditorium del centro storico. Perché da Genova 2001 in poi, segnala Pisapia, ogni decreto contro il terrorismo o contro la violenza negli stadi, è diretto in realtà anche contro i movimenti sociali limitandone l’agibilità, la possibilità stessa di azioni di disobbedienza civile non violenta.
Ma molti, nel 2001, nemmeno c’erano. Perché troppo giovani. Come Greta, diciottenne, liceale di Voltri, attiva nell’Uds che ieri ha manifestato anche al mattino nella giornata mondiale per il diritto allo studio, una sorta di primo maggio studentesco. Come Giorgio, romano dei collettivi della Sapienza, 16 anni nel 2001- La politica, nella sua vita, sarebbe arrivata l’anno dopo. Per loro Genova furono tre giorni in cui si cercò di spezzare le gambe a un movimento appena nato a Seattle. «Per chi è venuto dopo quella cicatrice era ben presente, del social forum Firenze – dice Giorgio – mi ricordo anche la tensione e la paura».

Genova, 17 novembre 2007
 
 

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