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lunedě 10 dicembre 2007 |
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di Walter Mancini*
Decine di migliaia di persone sabato scorso hanno invaso le vie di Roma per chiedere la gestione pubblica dell’acqua. Il corteo è stato bello, colorato, chiassoso, allegro e determinato. Allegro perché la manifestazione di sabato è servita anche per festeggiare la moratoria approvata dal Parlamento pochi giorni fa contro i processi di privatizzazione del servizio idrico. Per 12 mesi, infatti, non sarà possibile effettuare affidamenti di nessun tipo del servizio idrico integrato, neanche a società interamente pubbliche. Questo non solo blocca i tentativi di privatizzare l’acqua in 27 ambiti territoriali su 91, ma ci permette, finalmente, di mettere in discussione la gestione dei beni comuni tramite enti di diritto privato, come le spa, anche se totalmente pubbliche. Oltre alla gioia per un risultato ottenuto era evidente anche la determinazione a portare avanti le altre richieste del movimento. Prima fra tutte, l’accelerazione dell’iter e l’approvazione della legge di iniziativa popolare, per la ripubblicizzazione integrale dell’acqua, sulla quale il movimento ha raccolto oltre 400.000 firme nei primi sei mesi di questo 2007. La manifestazione ha visto la presenza di decine e decine di comitati territoriali che in questi anni hanno alimentato conflitto e vertenze. Infatti il corteo era anomalo, non era un corteo di “militanti” ma un corteo di famiglie con bambini, tante donne, anche anziani . Insomma, un corteo di gente comune che subisce quotidianamente gli effetti della privatizzazione del servizio idrico, come gli abitanti di Aprilia, numerosissimi, che hanno visto incrementare le loro bollette del 300% dopo l’affidamento dell’acqua nel loro comune a AcquaLatina, oppure gli abitanti di Nola che da anni praticano l’obiezione di coscienza e l’autoriduzione delle bollette, veramente salate, che invia loro la Gori, altra società mista pubblico privato. Rumoroso e folto lo spezzone umbro, caratterizzato dalla presenza del Comitato Rio Fergia, che da anni si batte per evitare una nuova concessione alla Rocchetta Idrea. Per dare altra acqua da imbottigliare, quasi gratuitamente a questa multinazionale, sono già state lasciate a secco 246 famiglie. Presenti i comitati siciliani che non solo hanno ricordato, dal palco di Piazza Farnese, la vittoria ottenuta a Ragusa, ma hanno parlato anche delle difficoltà che incontrano per la difesa dell’acqua in una terra dove da sempre i poteri criminali cercano di controllare un bene così strategico e prezioso. Sostanzialmente dalla piazza di sabato arriva una richiesta di buona politica. Una politica che sappia insieme ai cittadini dare risposte efficaci, sulla questione acqua possiamo infatti dire che fin’ora il Governo Prodi, grazie soprattutto al lavoro svolto dai nostri parlamentari, è stato veramente permeabile alle richieste del movimento. Le prossime tappe e i prossimi fronti del movimento per saranno gli stati regionali dell’acqua e un nuovo appuntamento nazionale da tenere in primavera anche per preparare il controvertice mondiale sull’acqua che si terrà a Istanbul nel 2009. Il nuovo fronte sarà quello dell’imbottigliamento. Sono veramente scandalosi i canoni bassissimi che pagano le grandi multinazionali dell’acqua in bottiglia. La Ferrarelle, per esempio, per imbottigliare oltre 500 milioni di litri all’anno in Campania, nello stabilimento di Riardo a Caserta, paga meno di 1000 Euro all’anno, e sempre in Campania l’acqua Lete, per imbottigliare 350 milioni di Litri d’acqua paga un canone che nel 1998 era di 111 mila lire. Potremmo dire molto meno di una famiglia. Anche questi dati hanno contribuito al successo della manifestazione di sabato scorso! Responsabile dip. Beni comuni del Prc Roma, 2 novembre 2007 |
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lunedě 10 dicembre 2007 |
 Parte la protesta di 755 detenuti di 50 penitenziari contro il “fine pena mai” “Non abbiamo niente da perdere, se non le nostre catene”. Una rete anche per chi è in carcere di Anna Maria Bruni
"Per il rispetto dell'articolo 27 della Costituzione secondo cui le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, dichiaro che dal primo dicembre 2007 inizierò uno sciopero della fame ad oltranza a sostegno dell'abolizione dell'ergastolo".
Questa la lettera che Carmelo Musumeci, un ergastolano di Spoleto, ha lanciato in Internet attraverso il sito dell’associazione di volontariato fiorentina ‘Pantagruel’. La lettera si è mutata rapidamente in appello, ha fatto il giro delle carceri italiane ed ha trovato ovunque una fortissima adesione. Merito anche del sito dell’associazione (link a fianco), che consente a chi sta in prigione di ‘mettersi in rete’, per pubblicare i propri pensieri e i propri scritti, denunciare le condizioni di vita in carcere e comunicare con tutta la popolazione carceraria sparsa nel territorio.
In questo modo ben 755 reclusi in 50 penitenziari italiani sono approdati alla giornata di oggi, con cui avviano lo sciopero della fame. Avranno diritto all'assistenza di medici che dovranno tenere sotto controllo costantemente le loro condizioni di salute. 40 di loro inoltre hanno deciso di scioperare ad oltranza, mettendo in condizione le direzioni carcerarie di considerare la possibilità della nutrizione forzata.
La senatrice del Prc Maria Luisa Boccia, fra i pochi politici a sostenere i detenuti "fine pena mai" in lotta e per questo da loro battezzata la "fata rossa degli ergastolani", è intervenuta proprio contro questa ipotesi. "I detenuti a vita - ha dichiarato - hanno diritto di fare lo sciopero della fame. E i direttori delle carceri non hanno alcuna facoltà di impedirglielo con la nutrizione coatta".
Anche per Luigi Manconi, sottosegretario alla Giustizia, "lo sciopero della fame dei carcerati è uno strumento legittimo di manifestazione della propria opinione, e come tale va rispettato. E, nei limiti del possibile, ascoltato”. Manconi ha poi aggiunto, "Le proteste dei detenuti evidenziano un problema reale. Sono favorevole al superamento della pena a vita, anche perché – ha detto - non ha la minima relazione con le esigenze di sicurezza dei cittadini.” Anche se, ha precisato “non è questo l'orientamento del ministro e del governo, che non ritengono attuale la questione".
Lo sciopero della fame è stato sottoscritto non solo dai 750 ergastolani, ma anche da altre 10 mila persone, fra familiari, detenuti comuni, politici. Fra questi anche Francesco Caruso, deputato del Prc. Nell'elenco di chi ha aderito alla protesta spiccano boss del calibro di Carlo Greco, uno dei 16 mandanti, secondo la Corte d'Assise d'Appello di Catania, delle stragi del '92 in cui furono uccisi i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Compaiono anche Domenico Belfiore, condannato per l'omicidio del procuratore torinese Bruno Caccia, e Bernardo Riina, l'uomo che poteva raggiungere direttamente il covo di Bernardo Provenzano. Ma c'è anche il re delle evasioni Klodjan Ndoj, protagonista di una fuga rocambolesca, nell'aprile del 2005, da San Vittore. E Angelo Nuvoletta, accusato dell'omicidio del giornalista Giancarlo Siani.
Ultima annotazione, la protesta anti-ergastolo ha provocato la solidarietà ai carcerati in sciopero della fame da parte di alcuni detenuti accusati di terrorismo islamico. Anche Yamine Bouhrama, sospettato insieme ad altri sei magrebini di far parte del "Gruppo Salafita per la predicazione e il combattimento", rifiuterà da oggi il cibo.
"Non abbiamo niente da perdere, se non le nostre catene". La protesta è cominciata.
Roma, 1 Dicembre 2007
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lunedě 10 dicembre 2007 |
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Il processo non è concluso, la sentenza è politica di Anna Maria Bruni
La polizia spagnola ha effettuato una vera e propria retata ieri nei paesi baschi arrestando quarantasei persone, membri di associazioni riconosciute e di organismi politici che fanno parte di un lungo e tormentato processo, il cosiddetto 18/98+. L'Audiencia Nacional accusa oltre 250 persone di far parte dell’ETA, o di collaborare con l'organizzazione nazionalista basca. Il processo si sta svolgendo da due anni e, secondo le agenzie di stampa spagnole, la sentenza verrà resa pubblica il 10 dicembre prossimo.
Il 18/98+ è così definito per essere una vera e propria sommatoria di processi, con un filo conduttore principale da cui derivano altre ramificazioni. Il teorema accusatorio è stato costruito dal giudice Baltasar Garzon, che nel corso degli anni ha chiuso tre giornali, una radio, organizzazioni a favore dell'amnistia, dell'alfabetizzazione degli adulti, le organizzazioni della gioventù indipendentista, e dei familiari dei prigionieri politici baschi. Tutti con l'accusa di far parte del mondo dell’Eta, perché nazionalisti, socialisti, o a favore dell'autodeterminazione.
Per nove anni gli imputati hanno subito carcere preventivo, in alcuni casi tortura, obbligo di firma e di domanda per l'espatrio quando concesso, oltre a dover sostenere le spese legali e nel corso del processo affrontare due udienze alla settimana viaggiando dalle province basche fino a Madrid. In sostanza, questo processo si profila come un vero e proprio esercizio di potere per piegare definitivamente la lotta per l’autodeterminazione dei paesi baschi.
Fra gli arrestati ci sono ex direttori di giornale, ex membri della dirigenza politica di Batasuna, esponenti sindacali, membri della società civile. A detta dei periti della difesa, il 18/98+ rappresenta uno dei processi politici più pesanti nelle ultime decadi in Europa. Più volte gli avvocati hanno denunciato la scomparsa delle prove o l'impossibilità di consultazione degli atti che venivano portati in aula a sostegno delle accuse, ma senza risultati.
La sensazione è che questo processo sia il paradigma, per la Spagna di Zapatero, della definitiva mutazione genetica dei democratici governi occidentali in un autoritarismo a bassa intensità. Sempre che nessuno alzi la testa, e pensi di essere libero di farlo.
Roma, 1 dicembre 2007
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lunedě 10 dicembre 2007 |
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Cinque feriti gravi. Altri dispersi. Cento minatori morti due settimane fa
Nuova esplosione in Ucraina nella miniera di carbone di Zasiadko, nel Donetsk, a meno di due settimane da quella che ha causato la morte di un centinaio di persone nel più grave incidente minerario del Paese nel periodo post-sovietico: per ora, come riferiscono le agenzie, il bilancio è di cinque minatori feriti gravemente e di 35 dispersi. Una ventina è invece riuscita a risalire in superficie.
Sconosciute al momento le cause della nuova esplosione nella miniera, una delle più importanti e delle più pericolose dell'Ucraina, dove negli ultimi anni sono morte oltre 230 persone in cinque incidenti, l'ultimo dei quali il 18 novembre scorso.
1 dicembre 2007
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lunedě 10 dicembre 2007 |
 Stop autobus, metropolitane e treni, voli a terra
Adesioni altissime, con punte del 100%. Lo riferiscono Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. Treni fermi, centinaia di voli cancellati, metropolitane chiuse, bus e tram bloccati nelle rimesse, annullati i collegamenti marittimi: lo sciopero nazionale indetto dai sindacati confederali ha registrato la pressoché totale adesione in tutti i settori.
A Roma e Torino i mezzi del trasporto pubblico locale sono rimasti per il 72% fermi in deposito; chiuse nella capitale le due linee della metropolitana, interrotta la circolazione delle ferrovie Roma-Lido, Roma-Pantano e Roma-Civita Castellana-Viterbo. Pesanti disagi a Napoli con adesioni del 50%. Ferme Circumvesiviana, metri 1 e funicolari. La partecipazione dei lavoratori è stata alta anche in Toscana e in particolare a Firenze, dove alla stazione di S. Maria Novella sono stati soppressi quasi tutti i treni.
Adesione al 90% a Bologna, all'80% in Sardegna, a Venezia le astensioni per i conduttori di vaporetti questa mattina sono state del 15%; del 33% per gli autisti della terraferma.
Sul fronte aereo 162 voli cancellati a Fiumicino, 205 tra Linate e Malpensa. Punte del 10% a Cagliari. Stop quasi totale dei collegamenti marittimi.
Adesione al 90% tra i ferrovieri.
Roma, 30 Novembre 2007
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