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Primo piano Editoriale
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Iraq, Obama tenta di ridurre il danno
di Fabio Amato
Barack Obama, nell’annunciare solennemente alla Nazione la fine della fase di combattimento delle truppe statunitensi in Iraq, quella che i più definiscono in modo inappropriato la “fine della guerra”, ha usato toni dovutamente dimessi, evitando celebrazioni che, come ricorderanno in molti, furono invece in modo trionfale quanto improvvido fatte dal suo predecessore solo due mesi dopo l’inizio dell’invasione del paese del Tigri e dell’Eufrate. G. W. Bush annunciò la fine della guerra il primo maggio 2003. Missione compiuta, disse. Gli alleati più servili, quelli che divisero l’Europa e abbracciarono il delittuoso e disastroso disegno neoconservatore, come il governo Berlusconi, si affrettarono ad inviare contingenti per sostenere l’occupante e prepararsi a raccogliere i frutti dei dividendi del petrolio, unica risorsa di quel paese. Inascoltate le proteste contro la guerra preventiva che percorsero le strade di tutto il mondo, con milioni di donne e uomini che vi presero parte.
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Primo piano Iniziative
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ROM - SABATO PRC PARTECIPA A MANIFESTAZIONE DAVANTI AMBASCIATA FRANCESE
Il Prc aderisce e partecipa alla manifestazione che si svolgerà sabato 4 settembre a Roma per protestare contro i provvedimenti discriminatori e repressivi del presidente Sarkozy nei confronti delle popolazioni rom e sinti, alla quale parteciperà il segretario nazionale Paolo Ferrero.
Incapace di affrontare i problemi derivanti dalla crisi, il presidente francese cerca di riacquistare credibilità espellendo illegalmente centinaia di cittadini rom provenienti da Paesi della Comunità Europea, colpevoli solo di vivere nei campi. Una pagina di vergogna per la Francia così come lo è per l'Italia, dove il ministro dell'Interno Maroni, intende agire con le stesse illegali pratiche.
Per protestare contro questa politica incivile comunità, associazioni, intellettuali, giuristi, esponenti della cultura, dell’arte e delle professioni hanno dato appuntamento dalle 14,30 in piazza Farnese, di fronte all’ambasciata di Francia. Non saranno quindi presenti solo rom e sinti, ma antirazzisti e democratici giunti da tutta Italia per schierarsi a fianco di un popolo da sempre perseguitato e di cui si continua a ignorare la cultura: un popolo che nei secoli ha attraversato l'Europa, rifiutando la guerra e subendo pregiudizi e persecuzioni culminati nel Porraimosh nazista, quando 500 mila persone sono state sterminate nei lager.
Si tratta di un genocidio che prosegue tutt’oggi, lento e inesorabile: ultima vittima Marius, un bambino di 3 anni, morto a Roma nell'incendio della casupola in cui viveva. Il suo è solo l’ennesimo tributo di sangue all'emarginazione di cui sono strutturalmente portatori i campi in cui tante persone, soprattutto minori, sopravvivono.
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Primo piano Editoriale
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Ferrero: alleati dei democratici senza entrare nel governo
«Evitiamo gli errori del passato, evitiamo il ritorno all'Unione e il Pd a vocazione maggioritaria. Troviamo un'altra strada». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista ha accolto positivamente l'appello di Bersani per un'alleanza democratica. Non lo convince però, la prospettiva dell' Ulivo.
Perché?
«C'è un’emergenza nel Paese e per questo va benissimo, data l'attuale legge elettorale, un'alleanza per chiudere con Berlusconi. La Federazione della sinistra, però, non è interessata a entrare nell'Ulivo».
Alleati ma distinti?
«Sì ma non equidistanti. Per intenderci: per noi fa differenza se al governo ci sta Berlusconi o Bersani. E noi preferiamo Bersani. Però al governo non ci andiamo. Perché i governi riformisti alla Prodi hanno fallito».
Restano le differenze, quindi.
«Sì, ma non sono tali da impedirci di stare insieme per sconfiggere Berlusconi o di trovare la convergenza su alcuni punti programmatici. Il nostro progetto, però, non è il governo. Abbiamo un altro obiettivo».
Quale?
«Ci poniamo il problema di unire la sinistra anticapitalista fuori dall'Ulivo. Un soggetto come la Linke in Germania. Per è necessaria una nuova legge elettorale».
Proporzionale?
«Sì, proporzionale con uno sbarramento. Sarebbe un modo per riequilibrare la dialettica politica. A quel punto potrebbero formarsi un polo di estrema destra, uno leghista, uno di destra moderata o di centro, un centro cattolico, un centrosinistra e una sinistra vera».
su la Repubblica del 29 agosto 2010
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Primo piano Editoriale
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Condividiamo la proposta di Bersani
di Paolo Ferrero
Condividiamo la proposta avanzata il 26 agosto da Bersani di dar vita ad una alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi. Non si tratta solo di cacciare un governo mefitico, ma di ricostruire il quadro democratico del paese. Questa alleanza deve porsi l’obiettivo di uscire da questa sciagurata seconda repubblica e cementarsi attorno alla difesa e al rilancio della Costituzione, al varo di una legge elettorale proporzionale, alla giustizia sociale. Noi avanziamo da tempo questa proposta - lo abbiamo fatto anche alla manifestazione unitaria delle opposizioni del 13 marzo scorso - e la presa di posizione di Bersani costituisce un passaggio importantissimo. Si tratta dell’unica strada per sconfiggere una destra populista antioperaia e pericolosa per la democrazia. Si tratta di una scelta importante perché mette la parola fine alle ipotesi bipolari e bipartitiche che Veltroni e i suoi alleati stanno continuando a perseguire con grande visibilità sui mass media.
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Primo piano Editoriale
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Lettera aperta di Paolo Ferrero ai segretari dei partiti dell’opposizione
Cari amici e compagni, penso che non si possa continuare a tergiversare. A me pare del tutto evidente che la crisi interna al centro destra più che determinare la fine del berlusconismo stia producendo un ulteriore imputridimento della crisi politica. Che i destini del governo e per certi versi della repubblica – visti i propositi anticostituzionali di Berlusconi – siano riassumibili nella diatriba legal giornalistica su un appartamento di Montecarlo non è null’altro che il segno di un degrado senza fine. Nessuno può pensare che il fango tocchi solo gli altri. In questa Weimar al rallentatore che stiamo vivendo da anni lo schifo tocca in egual misura chi lo provoca e chi non è in grado di arrestarlo. Questa crisi ha indebolito il Berlusconi presidente del consiglio ma certo ha rafforzato il disgusto per la politica che milioni di italiani provano verso una classe dirigente che è incapace anche solo di ragionare sui temi che riguardano la vita quotidiana dei propri concittadini. Non so se sarà ancora Berlusconi a beneficiare di questo degrado o se sarà qualcun altro ma so che la ricerca di uomini della provvidenza si è oramai drammaticamente generalizzata. La carica antidemocratica di questa domanda non sarà semplice da smaltire. Quella odierna è la crisi della seconda repubblica, se ne può uscire con un ristabilimento della democrazia o con il suo ulteriore restringimento in senso antidemocratico. Per questo la proposta di un governo di garanzia a me pare oramai completamente inadeguata. Non l’ho mai condivisa ma ne potevo capire le ragione nelle settimane scorse. Vi pare seriamente che si possa continuare così ancora a lungo, con le destre che ammorbano il panorama, la Lega che si erge a paladina della moralità e il paese che sprofonda dentro la crisi? Questo scenario potrebbe durare per mesi. Vi pare possibile che lo sbocco di questo putridume sia un governo istituzionale frutto di una manovra di palazzo, privo di mandato democratico e che avrebbe probabilmente l’unico effetto di permettere a Berlusconi di dipingersi – una volta ancora – come vittima? Persino Bossi descrive ormai il centro destra come una palude.
Vi scrivo per proporvi di cambiare registro, di prendere atto della gravità della situazione e del fatto che per uscire da questo pantano occorre una proposta politica forte e netta. Si chiedano le elezioni anticipate per porre fine al degrado prodotto dal fallimento delle destre e si dia vita ad uno schieramento democratico con cui presentarsi alle elezioni. In questa situazione nessuno ha la bacchetta magica ma si può costruire un’alleanza democratica basata su pochi punti chiari: la difesa della costituzione e il ristabilimento pieno delle regole democratiche, la modifica della legge elettorale in senso proporzionale, una politica sociale redistributiva.
Smettiamola con questo impotente aventino che da troppo tempo caratterizza l’opposizione.
Paolo Ferrero
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Primo piano Editoriale
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La solidarietà e il sostegno del Prc al direttore di Liberazione
di Paolo Ferrero
Intendo innanzitutto esprimere al direttore, Dino Greco, la solidarietà mia personale e di tutta la segreteria del Prc per l’attacco ingiurioso portatogli da una parte dei giornalisti di Liberazione, quello di avere messo in mora le loro prerogative sindacali. Non riesco a capire dove si possa rintracciare nello scritto del direttore un qualsiasi attacco al diritto di sciopero. Lascia l’amaro in bocca che la battaglia politica debba arrivare ad infamanti accuse di questo tipo, puntando alla distruzione della persona, alla denigrazione, alla riproposizione della logica “amico-nemico” che speravamo non albergasse più nemmeno nei paraggi del nostro partito e del suo giornale.
Nel suo editoriale di giovedì, Dino Greco ha invece posto un serio problema, quello della continuità delle pubblicazioni di Liberazione. Com’è noto la direzione di Sansonetti aveva portato il giornale in una situazione insostenibile, con oltre tre (3) milioni di euro di deficit in un anno. Con la direzione di Dino Greco abbiamo avviato una gigantesca opera di risparmio – per altro del tutto parallela a quanto abbiamo fatto come partito - per ridurre le perdite. Attraverso i risparmi siamo arrivati ad un passo dal pareggio di bilancio e abbiamo quindi lanciato una campagna di straordinaria di abbonamenti, diffusione e sottoscrizione per rilanciare il giornale.
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Primo piano Editoriale
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Casa, la tassa ingiusta che premia i ricchi e scoraggia l'affitto a canone concordato
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di Roberta Fantozzi
Ci sono cose che fanno schifo e che vanno dette così. Senza perifrasi, né sforzi di politically correct. Fanno schifo per il contenuto classista e la violenza proprietaria di cui sono espressione e perché ormai li esibiscono: senza veli né residui pudori. L'ultimo provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri, la cosiddetta cedolare secca, la tassa piatta al 20 per cento sui redditi da affitto, è senz'altro uno di questi. Ed è bene sottolinearlo perché complice come sempre il mese di agosto ed anche una qualche sottovalutazione presente pure a sinistra del carattere decisivo delle politiche fiscali e abitative, si rischia di non comprendere fino in fondo la gravità sociale, politica e persino morale di quello che è stato deciso. E di non attrezzarci ai livelli di denuncia e risposta necessari, sia in vista del passaggio in conferenza stato-regioni, che dell'approvazione parlamentare.
Partiamo intanto dalle conseguenze che si determinano dal punto di vista delle entrate. Le stime non sono univoche, ma si parla di cifre comunque oscillanti intorno ai tre-quattro miliardi di euro annui di minori entrate per le casse dello stato. Nel biennio sono cifre che valgono quasi un terzo della manovra appena licenziata. In passato la giustificazione addotta per una misura di cui da tempo si parla, è stato un assolutamente improbabile e del tutto volontario processo di emersione dal nero che per questa via si determinerebbe. Una balla colossale, in assenza di qualsiasi meccanismo repressivo o di introduzione di conflitto di interessi.
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Primo piano Editoriale
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Prc, con la passione possiamo farcela
di Claudio Grassi
Come ci eravamo impegnati a fare con il convegno di Caserta, diamo continuità all’azione di informazione e di trasparenza sul tesseramento del nostro Partito. Alcuni mesi fa avevamo pubblicato (non avveniva da diversi anni) il dato definitivo degli iscritti e delle iscritte del 2009. Oggi rendiamo pubblici i dati al 30 giugno 2010. Lo avevamo già scritto, ma lo ribadiamo anche oggi: siamo l’unica forza politica che rende pubblici, attraverso la pubblicazione su un quotidiano, i dati del proprio tesseramento. In un momento in cui i partiti politici tendono a diventare sempre di più partiti personali, dove anche le parvenze di democrazia interna vengono abolite, noi vorremmo muoverci nella direzione opposta. E’ interessante notare come questo processo di svuotamento di qualsiasi forma di partecipazione riguardi non solo le “vecchie forze politiche” ma, ancor di più, quelle nate con la fine della Prima Repubblica. Noi, al contrario, pensiamo che – visto che i partiti politici sono considerati dalla nostra Costituzione come strumenti di partecipazione e di democrazia – occorrerebbe renderne il funzionamento il più trasparente possibile. Non sarebbe certo la soluzione alla crisi di rappresentatività di cui oggi soffrono tutti i partiti politici, ma senz’altro costituirebbe un buon passo in avanti.
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Primo piano Editoriale
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Difendiamo Liberazione, bene comune
di Dino Greco
Che la situazione di Liberazione sia molto, molto difficile credo essere concetto ben chiaro nella testa dei nostri lettori, dei compagni e delle compagne ai quali stiamo chiedendo (e dai quali stiamo in parte già ottenendo) uno sforzo straordinario, principalmente attraverso la diffusione del giornale e la sottoscrizione di nuovi abbonamenti per colmare il deficit previsto per il 2010, così da potere continuare le pubblicazioni.
Di questo stato di cose e delle molteplici ragioni che l'hanno originato abbiamo fornito ampie e dettagliate spiegazioni sulle colonne di questo giornale. Come pure abbiamo dato conto del formidabile processo di risanamento finanziario messo in atto negli ultimi diciotto mesi, reso possibile dall'attivazione dei contratti di solidarietà e da una drastica (e non indolore) riduzione di tutte le voci di spesa. Come è noto - ma sembra sia necessario ribadirlo - il debito di esercizio per l'anno in corso è stimato dalla società editrice in circa 300mila euro: un risultato che ha del miracoloso e che invece - leggo - il Cdr interpreta, incomprensibilmente, come "un nuovo pesante passivo" creatosi nell'esercizio corrente(!).
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