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Quarta puntata. Zipponi: Snam. Sventata un'altra liberalizzazione.


Emendamento del governo alla Finanziaria: Stop alla riduzione delle quote Eni in Snam-Rete Gas

di Angela Mauro

Il rischio di un'altra liberalizzazione è stato sventato, almeno per il momento. Si allontana infatti il termine entro cui l'Eni dovrà scendere al 20 per cento in Snam Rete Gas dall'attuale quota superiore al 55 per cento. Fissata al 2008 dalla Finanziaria Tremonti, la data per l'operazione di cessione è adesso vincolata ad un decreto del presidente del Consiglio che dovrà tener conto del quadro comunitario europeo. E' il frutto di un emendamento alla Finanziaria presentato dal Prc e accolto dal  governo. E' soddisfatto Maurizio Zipponi, 'mente' dell'emendamento di Rifondazione, protagonista di una battaglia parlamentare cominciata in Commissione Attività Produttive a Montecitorio. "Vogliamo che le reti vengano trattate come interesse nazionale", spiega il deputato del Prc. "Abbiamo lottato contro gli estremisti delle liberalizzazioni presenti nel governo".

Non si è imparato nulla dalla vicenda Telecom?

Dalla privatizzazione di Telecom in poi si è aperta in Italia ed in Europa una discussione sulle reti: quelle di comunicazione, di telecomunicazione e di energia. Ogni paese europeo compete tanto quanto queste reti sono giudicate di interesse nazionale. I governi fanno di queste reti un punto di investimento, di sviluppo e di controllo per far sì che il sistema sia competitivo. Con la privatizzazione della Telecom, si è dimostrato come non bisogna fare: abbiamo assistito al passaggio da un monopolio pubblico ad uno privato con la conseguenza di un vero e proprio disastro, una situazione di indebitamento, un'azienda in emergenza i cui utili vengono mangiati dagli interessi del debito. Telecom è la dimostrazione di come non bisogna fare le liberalizzazioni.

La stessa cosa stava per succedere con il gas?

Lo stesso meccanismo si stava riproducendo sul gas. Esiste una rete di distribuzione del gas in mano all'Eni, attraverso la Snam. Il governo precedente ha deciso che entro il 2008 bisognava vendere la rete gas. Tra le altre cose, il rischio era che potesse essere acquisita da un monopolio straniero: francese, tedesco o ancor peggio russo. Significava consegnare un altro asse strategico del nostro paese a monopoli stranieri, come vorrebbero gli estremisti, integralisti delle liberalizzazioni che ci sono nel governo e che non guardano all'interesse del paese, ma solo agli interessi della borsa e di carattere immediato. Sulla questione gas, noi siamo intervenuti in commissione Attività Produttive, conquistando poi l'appoggio di tutti. Sulle reti, vogliamo che si guardi agli altri paesi europei: serve reciprocità. La Francia ha protetto Suez quando l'Enel vi aveva mostrato interesse. Non dobbiamo ridurre il patrimonio dell'Eni, ma dobbiamo far sì che la rete gas sia gestita come grande patrimonio nazionale, che abbia controlli e regole determinati dal governo.

Anche perché interesse nazionale significa interesse del cittadino.

Il fatto che tutte le reti siano gestite dallo Stato permette di determinare qual è l'interesse del cittadino-lavoratore, permette di intervenire sul prezzo finale, per intenderci. Ogni cittadino deve avere nello Stato un protettore dei suoi interessi. In Italia l'energia costa il 25-30 per cento in più rispetto alla Germania, perché noi la importiamo. E' evidente che il sistema non può essere in mano a chi vuole mantenere questa distanza.

Rutelli spinge per altre liberalizzazioni, non solo sulla rete gas.

Per il momento, abbiamo fermato la cessione di Snam. E' vero che l'emendamento del governo alla Finanziaria parla di uno slittamento, ma è anche vero che per la cessione sarà necessario un decreto del presidente del Consiglio e un esame attento che tenga conto del quadro comunitario. Insomma, una procedura complessa e lunga. Va detto che attraverso la vicenda gas si apre nel paese una discussione sull'intervento pubblico sulle reti. Su questo vogliamo che si discuta, come vogliamo che si discuta anche del ruolo dell'Eni nella ricerca sulle fonti rinnovabili. Come negli anni '50, l'Eni è chiamata a dare all'Italia capacità di ricerca e investimenti sulle fonti rinnovabili di energia.

(da Liberazione - 12 novembre 2006)



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