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Pakistan. Uccisa Benazir Bhutto
Colpita alla testa durante un comizio. L’attentatore kamikaze si fa esplodere uccidendo altre 20 persone
di Anna Maria Bruni
Un colpo di pistola alla testa. Benazir Bhutto, leader del partito di opposizione al regime di Musharraf, è stata assassinata nella mattinata di ieri 27 dicembre mentre teneva un comizio a Rawalpindi. L’assassino, un attentatore kamikaze, ha esploso il colpo fatale prima di farsi saltare in aria, uccidendo altre 20 persone e ferendone almeno 30. La Bhutto, apparentemente solo ferita, è stata immediatamente tradotta in ospedale, dove è morta subito dopo. La notizia è stata diramata dall’ex ministro degli interni Sherpao, e confermata poi dal portavoce dell’attuale ministro dell’interno.
Al Qaeda ha immediatamente rivendicato l’attentato. Il principale portavoce, Sheikh Saeed, in un colloquio telefonico con l’agenzia stampa Adnkronos international, ha dichiarato che l’ordine dell’uccisione è partito dal numero due dell’organizzazione terroristica, Al Zawahiri. “Abbiamo eliminato il più importante asset nelle mani degli americani”, ha dichiarato il portavoce.
La Bhutto era rientrata nel paese ad ottobre, dopo otto anni di esilio, proprio grazie ad un accordo del quale gli Usa erano stati i mediatori, secondo il quale a gennaio si sarebbero dovute tenere libere elezioni che avrebbero rimesso in gioco i due principali oppositori di Musharraf, entrambi ex premier, Benazir Bhutto e Nawaz Sharif.
Successivamente, nonostante la promessa ufficiale del presidente pakistano di mantenere le elezioni, il regime aveva stretto la corda intorno a libere possibilità di movimento dei due leaders, così come della società civile che li sostiene. La ragione era stata addebitata ad una riorganizzazione e ad una recrudescenza del terrorismo nell’area che coinvolge anche l’Afghanistan. La Bhutto era stata messa agli arresti domiciliari, poi rientrati, mentre la portavoce Usa Condoleezza Rice, pur condannando ufficialmente l’operato di Musharraf e chiedendo di ufficializzare la data delle elezioni, aveva chiaramente lasciato intendere, attraverso la scarsa incisività della condanna, che la politica dell’amministrazione Usa preferiva il pugno di ferro di Musharraf nell’area, più efficace per tenere a bada il terrorismo.
Una politica oramai sbugiardata da quest’ultimo assassinio, che segue l’inasprirsi degli attentati e le ormai incalcolabili morti di civili che, dall’Iraq all’Afghanistan fino al Pakistan, devastano quelle zone martoriate dallo scontro frontale tra interessi imperialistici e logica terroristica.
L’assassinio della Bhutto peraltro segue di poche ore un altro attentato, ai danni di sostenitori di Sharif. Gli attentatori avevano sparato sulla folla uccidendo quattro militanti, durante un raduno in sostegno dell’ex premier. I militanti della Lega dei musulmani, il partito di Musharraf, sono stati accusati dell’attentato.
Questa mattina Musharraf ha proclamato 3 giorni di lutto nazionale ed ha confermato la data delle elezioni, che si terranno l'8 gennaio prossimo. L'attuale capo di governo dovrà misurarsi con due oppositori: una morta, e l'altro in esilio.
27 Dicembre - aggiornato 28 Dicembre 2007
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