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20 ottobre. Franco Giordano sul ‘manifesto’: Noi del Prc in piazza. Vi spiego perché



Franco Giordano

Sì, bisogna provarci. Provare ancora una volta a cambiare. Tutti insieme, ciascuno per quel che è e per come si mette in relazione col resto. Uniti per provare a cambiare davvero il passo e l'indirizzo del governo dell'Unione. Uniti nel restituire protagonismo a una sinistra capace di proporsi come soggetto di partecipazione e progetto di liberazione. Per questo Rifondazione comunista aderisce con convinzione alla proposta di mobilitazione per il prossimo 20 ottobre. Abbiamo sconfitto le destre alle elezioni e non era scontato, basta guardare cosa accade in Europa. Poco più di un anno fa abbiamo sconfitto il tentativo di rimonta berlusconiano grazie a una stagione straordinaria di mobilitazione e di partecipazione democratica; grazie al fatto che ciascuno, ognuno a suo modo, ha trovato in sé e nel rapporto con gli altri le motivazioni e gli argomenti per battere questa destra ultraliberista, populista, perbenista, autoritaria e repressiva.

Ora è venuto il tempo di ritrovare quello spirito, quelle motivazioni, quelle speranze per imprimere uno slancio nuovo ai movimenti e alla sinistra, per provare a cambiare davvero, per rispondere a quelle aspettative che insieme siamo stati capaci di suscitare. Finora non è stato così. Il governo di centrosinistra non ha fatto la sua parte fino in fondo come avrebbe potuto e dovuto. Ne abbiamo avuto la misura concreta negli interventi sulle pensioni, sul welfare, sul mercato del lavoro. Misure che non abbiamo condiviso e che vogliamo cambiare. Questo squilibrio è stato determinato dall'imporsi delle soggettività di Confindustria, delle tecnocrazie internazionali e della rendita finanziaria, che hanno condizionato sistematicamente il programma dell'Unione.


Nelle sue varie anime, il Pd è stato a suo modo permeabile all'influenza di tali soggettività, quindi a un'idea della politica come governo dell'esistente, come interrelazione tra i centri di potere tesa a stabilizzare la realtà e a temperarne - quasi fino a nasconderle - le contraddizioni. Per questo c'è bisogno di una ripresa di protagonismo sociale, quel protagonismo che è stata la vera risorsa alternativa non solo rispetto a Berlusconi ma rispetto alle politiche della destra. In questo senso la manifestazione del 20 ottobre è un'occasione di straordinario rilievo da intendersi prima di tutto come un appello a tutto il popolo dell'Unione. E in questo contesto è decisivo anche il ritorno in campo di una sinistra unitaria che si proponga per cominciare come soggetto partecipato, come luogo e pratica di democrazia. Perché altrimenti non è a rischio solo l'azione del governo, ma il senso stesso della politica e della democrazia, del nostro agire collettivo ciascuno a partire dalla propria condizione sociale e umana.


Ecco. Credo che ci sia bisogno in primo luogo di restituire un senso e anche un'anima alla politica. Credo ci sia bisogno di rispondere a una crisi della politica che si presenta in modo duplice, da un lato come rivoluzione passiva e dall'altro come smarrimento di ogni possibilità di trasformazione sociale. Una politica le cui utopie si inchinino di fronte al pensiero dominante e al processo di valorizzazione del capitale diventa infatti una parola vuota, meccanica della pubblica amministrazione, tecnocrazia e anche omologazione culturale. Per questo credo che dobbiamo guardare alla manifestazione del 20 ottobre in primo luogo come occasione di ritorno partecipato della politica; come luogo e pratica per restituire significato all'agire collettivo e alla democrazia, per restituire soggettività alla sinistra e per rendersi così capaci di intervenire sull'azione di governo. Dunque proviamoci. Tutti insieme, ciascuno a partire da sé. Proviamo a riaccendere la partecipazione, la speranza, la politica nel suo senso più alto di agire culturale, di progetto condiviso, di percorso di liberazione umana e sociale.

* Segretario Prc

(Il manifesto, 4 agosto 2007)



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