Rifondazione comunista voterà il decreto di proroga delle missioni militari come logica conseguenza della scelta, approvata dagli elettori, di fare parte dell'Unione: è questa la posizione che Lidia Menapace ha espresso a nome del suo partito nella dichiarazione di voto nell'aula del Senato. "Votiamo nella nostra qualità di componente originaria dell'Unione", ha detto la senatrice del Prc, precisando che quello di Rifondazione "è un voto ragionato, critico, preoccupato e responsabile, anche sofferto".
Per Menapace "anche chi appoggiò la scelta della guerra dopo 5 anni deve pur constatare che la situazione non è igliorata", e del resto "dopo la II Guerra mondiale nessun esercito regolare ha più vinto una guerra". Per questo motivo la senatrice ha sottolineato l'importanza della proposta di fare una conferenza internazionale di pace, una ipotesi che "non è pacifica né tranquilla ma rischiosissima, ma quale scelta non è rischiosa a questo punto, è rischioso anche scegliere coazione a ripetere della guerra e dell'avanzamento della guerra". Insomma, per Rifondazione comunista "la conferenza di pace è un rischio che merita di essere corso" e questa è la motivazione cardine del sì al decreto.
L'eponente del Prc si è soffermata, nel corso del suo intervento, anche sulle polemiche seguite alla liberazione dell'inviato di Repubblica sequestrato dai talebani, "polemiche - ha detto - sul fatto se Mastrogiacomo era meglio vivo o morto...". Menapace, ex partigiana, ha ricordato che "i nazisti ci chiamavano banditi ma quando sequestravamo un soldato della Wehrmacht trattavano con noi, e per noi trattava il vescovo Ossola di Novara" ed ha sostenuto che le trattative appartengono anche alle "tradizioni popolari del nostro Paese". Infine, ha fatto appello al governo perché si impegni per la scarcerazione di Hanefi, l'uomo di Emergency e mediatore afgano nelle trattative per la liberazione del giornalista italiano.
Roma, 27 marzo 2007